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«Checco Zalone con “Quo Vado?” rappresenta la mentalità degli italiani»

Difficile da spiegare il successo di Quo Vado e di Checco Zalone, sopratutto fuori dai confini nazionali; difficile spiegare il motivo per cui un film con “relativamente piccolo budget” abbia guadagnato al botteghino più del celebre, molto atteso e finanziariamente più solido Star Wars VII – Il risveglio della Forza: in Svizzera, in effetti, si interrogano sul successo di un film “dalla trama molto semplice” e che è riuscito comunque a sbancare i botteghini.

«CHECCO ZALONE CON ‘QUO VADO?’ RAPPRESENTA LA MENTALITA’ DEGLI ITALIANI »

Le Matin, principale quotidiano svizzero, riporta la curiosità dei cugini d’oltralpe sulle nostre abitudini cinematografiche natalizie – non senza giudizi particolarmente netti, apodittici e trancianti e su quelle sociali.

Lo scenario di Quo Vado non è particolarmente raffinato, è in realtà ridotto all’essenziale. Alcune gag e moltissimi luoghi comuni. Ma la vera forza del film, è il tema affrontato che rappresenta – per gli italiani – la loro vita, la loro mentalità e sopratutto il loro desiderio più profondo: la sicurezza lavorativa. (…) Ecco perché un film come Quo Vado? è diventato un vero fenomeno sociale dall’altra parte delle Alpi.

 

 

La trama del film – riporta Le Matin – è riassumibile in poche parole.

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Un giovane italiano è allevato dal padre nel mito della sicurezza lavorativa, il bisogno del famoso posto fisso come lo chiamano i transalpini (saremmo noi), preferibilmente nel pubblico impiego – considerato come il Paradiso in Terra. La descrizione dell’amministrazione italiana è gustosa e corrisponde purtroppo alla realtà: orari di lavoro inesistenti, piccoli regali dal contribuente e ozio praticamente totale. Improvvisamente, per gli eroi del film tutto arriva alla fine: Il governo ha deciso di abolire le province per semplificare l’organizzazione territoriale. Il che implica la soppressione di posti di lavoro e i funzionari sono invitati a lasciare il lavoro in cambio di una compensazione economica.

 

La storia di Checco, che “rifiuta importi sempre più elevati” per evitare di essere spedito “al polo nord”, non può che “affascinare gli italiani”, perché rappresenta la storia di quel che loro chiamano “il paradiso perduto”.