Lo scandalo delle cappelle al Verano vendute e fatiscenti

di Redazione | 11/01/2016

cimitero verano

Il Campidoglio ha un problema con i morti? Potrebbe essere, visto che una donna ha citato per danni il Comune di Roma che ha messo a bando un loculo, una cappella nel cimitero Monumentale del Verano fra quelle di “gran pregio”, sostenendo che fosse “in buono stato di conservazione”: la donna si è invece ritrovata una catapecchia da abbattere e da tirare su da zero. Così, ha deciso di fare causa al Comune di Roma.

IL COMUNE DI ROMA LUCRA SUI MORTI? UNA DONNA FA CAUSA

La storia la racconta il Messaggero nella Cronaca di Roma.

Il bando del Campidoglio che ha permesso a decine di famiglie di seppellire i propri cari nel cimitero più importante della città, mettendo all’asta loculi e manufatti sepolcrali del Verano fino ad allora riservati solo a vip e personaggi noti, potrebbe rivelarsi un boomerang per l’amministrazione capitolina. A sollevare il caso, Claudia Tulimiero Melis, che sognava di collocare la salma del marito, illustre professore di Anatomia Patologica della Sapienza deceduto nel 2010, all’interno del cimitero monumentale. Dopo aver ricevuto risposte negative per 5 anni, alcuni mesi fa la donna era convinta di aver vinto la battaglia: ha partecipato a una delle aste pubbliche bandite dal Comune. Ora, però, sostiene di essere stata truffata. Ha pagato 245 mila euro aggiudicandosi una cappella che nella relazione stilata dalla sezione Cimiteri Capitolini dell’Ama era definita «in stato di conservazione discreto» e, invece, si è ritrovata proprietaria di un immobile fatiscente, da abbattere e ricostruire. Ora, la donna, vedova del professor Marco Melis, attraverso l’avvocato Giuseppe Cavallaro ha inviato all’Ama una richiesta di risarcimento danni e, in caso di mancato riscontro, sta valutando l’ipotesi di sporgere denuncia per truffa. La municipalizzata, in risposta, ha avviato un istruttoria «per dovuti accertamenti». Il provvedimento comunale risale al settembre 2014. Il bando prevedeva l’assegnazione di concessioni della durata di 75 anni, per un valore complessivo di base asta di oltre 3,7 milioni di euro.

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Il 16 marzo la Melis partecipa all’asta. Offrendo 245 mila euro, si aggiudica il lotto numero 5: una cappella di 9 metri quadrati. Come si legge nella scheda tecnica allegata al bando di gara, i posti salma disponibili sono 12, di cui 4 ricavabili in una piccola cripta. Nel bando, lo stato di conservazione dei luoghi è definito «discreto». L’intonaco viene effettivamente descritto come «in cattive condizioni» ed è specificato che sono probabili alcune infiltrazioni di umidità, nonostante venga anche detto che «la camera sepolcrale è asciutta». In realtà, a detta della Melis, l’immobile sarebbe fatiscente. In una consulenza di parte si legge che «la cappella si presenta in uno stato di degrado avanzato». Il cancello d’ingresso è completamente ossidato, l’interno è «angusto e umido» e i locali presentano «pianali d’appoggio fortemente ammorbati perché i travetti metallici che ne costituiscono la tessitura sono stati aggrediti dalla ruggine». Anche la cripta sarebbe differente rispetto a quanto promesso: per il consulente, si tratta solo «di un sottofondo alto poco più di 40 centimetri».