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Il Pd e il caso Quarto: perché i democratici hanno sbagliato tutto

Prima o poi doveva accadere. Il Movimento 5 Stelle per la prima volta è entrato direttamente e in maniera mediaticamente rilevante in uno scandalo politico. Più o meno tutti conoscete quanto sta accadendo a Quarto: dove il comune amministrato dal sindaco Capuozzo, del M5S appunto, è sotto la lente d’ingrandimento dei media per supposte infiltrazioni mafiose.

Ovviamente un problema enorme per chi ha fatto del gridare “onestà” in Parlamento la sua più importante cifra politica. Soprattutto poi se, com ha fatto il partito di Grillo, spesso si è usato anche il sospetto come “clava” nei confronti degli avversari politici, imbracciando il giustizialismo nello stesso modo in cui si brandisce una spada. Ed è chiaro che se il movimento 5 stelle non saprà affrontare in maniera trasparente e decisa questo impasse, subirà uno stop nella sua ascesa nei sondaggi poltici.

Normale, ad una prima occhiata, sembrerebbe la reazione del Partito Democratico, che ha utilizzato il caso Quarto come una sorta di “vendetta”, rinfacciando ai cosiddetti grillini tutte le frase e gli atteggiamenti utilizzati in questi due anni in Parlamento.

Ma, ad una analisi leggermente più approfondita, è facile constatare come l’atteggiamento del Pd sia alla lunga, piuttosto sbagliato. Insomma, il Pd – soprattutto sui social network – ha deciso di ripagare il M5S con la sua stessa moneta. Andando all’attacco del partito di grillo a testa bassa. Addirittura la eurodeputata del Pd Pina Picierno, con un gruppo di giovani democratici, si è presentata nell’aula del consiglio comunale di Quarto per chiedere a gran voce (letteralmente a gran voce) le dimissioni del sindaco del M5S.

Dove è il problema direte voi?

Il problema è che il Pd rischia in questo modo di comportarsi esattamente come si comporta il M5S, con quell’atteggiamento giustizialista e giacobino che è diventata la cifra del M5S. Invece, dal PD ci saremmo aspettati un atteggiamento opposto. Un atteggiamento che marcasse la differenza con la gazzarra spesso messa in piede dal M5S in Parlamento. Invece, dai social network all’aula consiliare di Quarto, il Pd si è trasformato in un M5S in sedicesimo.

Oggi sui social network, dove la battaglia tra le rispettive truppe ha ormai invaso ogni angolo di Twitter e Facebook, ho visto anche alcuni democratici condividere un tweet di Roberto Saviano contro il M5S sui fatti di Quarto. Si, proprio quel Roberto Saviano considerato una sorta di Robespierre nei giorni della Leopolda e degli attacchi al ministro Boschi, oggi elevato dagli stessi democratici in digitale a guru dell’antimafia.

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Insomma, il Pd poteva e doveva utilizzare quest’occasione per marcare una differenza con i suoi diretti avversari. Una differenza di senso dello stato, di senso della giustizia e di senso di civiltà.

Anche perché – se proprio si vuole partecipare a questa orrenda gara – fossimo nel Pd ci penseremmo bene prima di iscriverci. Con il processo di Mafia Capitale che è solo agli inizi, e con molte inchieste che investono uomini del centrosinistra in molte regioni italiane (Campania, Sardegna, Lazio per dire le prime che ci vengono in mente) eviteremmo di ridurre la politica in una conta sul numero degli avvisi di garanzia ricevuti da questo o quel partito.

Ma, forse, sbaglio io nel ritenere che la politica debba essere anche ragionamento. Già da qualche anno siamo tristemente approdati nella politica del tifo, dove i fatti vengono distorti in base alla propria appartenenza ideologica, spaccando il mondo in due: i mie (i buoni) da una parte, i cattivi (gli altri) dall’altra parte. Con buona pace della logica e della indipendenza di giudizio