Scuola insegnante precaria
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«Niente retta pagata? Niente mensa». Ma presidi e docenti si ribellano al sindaco

Niente retta pagata? Niente mensa per i bambini delle famiglie morose. Lo ha deciso Filippo Errante, sindaco di Corsico. Ma l’esponente di centrodestra non aveva fatto i conti con l’ “ammutinamento” di presidi, come ha spiegato il Corriere della Sera. Perché tra i funzionari scolastici è stato il buon senso a prevalere: «Le colpe di alcune famiglie non ricadano sull’infanzia», ha spiegato subito Manfredo Tortoreto preside dell’istituto Galilei.

«A SCUOLA CHI NON PAGA NON MANGIA»

Come ha raccontato il quotidiano diretto da Fontana con un articolo di Federica Cavadini, di fronte a circa 500 famiglie non paganti e un milione due euro ancora da incassare, il preside aveva scelto la linea “dura”.

Alcune mamme avvisate dalla segreteria si sono precipitate a scuola a portare un panino. Altre sono andate a riprendere i figli prima della pausa mensa. Le maestre comunque avevano concordato un piano B, pronte ad allungare il loro piatto caldo ai bambini. Così è andata a Corsico, comune dell’hinterland milanese dove il sindaco da mesi ha deciso: se i genitori non pagano le rette niente pasto ai bambini. E il provvedimento è scattato ieri. Dopo raccomandate e ultimatum, Filippo Errante, primo cittadino del centrodestra, passa dalla parole ai fatti. Il 6 gennaio il Comune manda una lettera ai presidi e trasmette gli elenchi, per scuola e classe, con i nomi dei piccoli che devono essere esclusi. Stesso avviso anche al centro che prepara i pasti per le scuole. La linea dura però passa a metà. Alla fine di una giornata complicata è lo stesso Errante a comunicare in una nota che «nessuno è rimasto senza cibo» e spiega che è stata una «giornata di verifica», anche se ribadisce: «intransigenza». E rifissa la scadenza, «da lunedì 11 niente più pasto». Se mamma e papà non saldano i conti, i bimbi non mangiano. Così deve essere, per questo sindaco che guida il comune a sud di Milano da qualche mese. Alle prese con i bilanci, con 500 famiglie morose e più di un milione e duecentomila euro da incassare, sceglie il segnale forte come altri prima di lui, a partire da quel sindaco di Adro fra i primi a decidere di lasciare i bambini senza mensa, poi lì arrivò un benefattore ma la storia si è ripetuta altrove e ancora. «Tutelo chi paga regolarmente», sostiene il sindaco di Corsico annunciando il provvedimento. Sottolinea che solleciti e raccomandate erano state mandate da luglio. E aggiunge: «Chi è in difficoltà può rivolgersi ai servizi sociali ma il problema sono i furbetti che possono pagare e se ne fregano», si legge sul Corsera.

Per fortuna, quelle che – di fatto – finivano per diventare discriminazioni a danno dei bambini, incolpevoli, non sono passate. Niente digiuno, grazie alla disobbedienza di presidi e insegnanti:

«Ci siamo dissociati dalla posizione del sindaco — spiega una maestra della Copernico —. Ci mancherebbe altro. Insegno in terza, abbiamo appena studiato i diritti dell’infanzia, come spiegavo ai bambini una simile decisione?». La preside Claudia Pisati racconta degli elenchi ricevuti: «Ma la scuola non ha escluso nessuno — dice —. Abbiamo segnato tutti presenti, anche se poi non tutti i pasti sono arrivati. Alla fine ci si è arrangiati e nessuno ha digiunato, ma il problema resta», dice e legge la lettera mandata ai presidi. «Non siete autorizzati a erogare pasti agli scolari dell’elenco allegato», scrivono gli uffici comunali . Ed è specificato che «analoga comunicazione è stata trasmessa alla Camst», fornitore del servizio. Nemmeno lì però devono avere eseguito l’ordine del sindaco alla lettera: «Abbiamo consegnato tutti i pasti, merenda compresa», diranno alla Camst nel pomeriggio. Mentre all’uscita delle quattro e mezza le mamme raccolgono i racconti: «A un bambino allergico che non ha ricevuto la dieta hanno dato pane e frutta». «Le maestre hanno ceduto il pasto». Un nonno spiega le ragioni del sindaco: «Tutti devono pagare». E un altro subito: «I bambini non si toccano».

 

Intanto però il problema resta. Con il sindaco del milanese che ha annunciato un’altra «giornata di verifica». Anche se i morosi sono scesi a 200, dal Comune continuano a sbandierare «intransigenza».