Trifone e Teresa, cronaca intricata di un omicidio senza movente

di Alessio Barbati | 07/01/2016

Trifone e Teresa

Ci sarebbe una nuova svolta nell’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, trovati morti nella loro auto il 17 marzo 2015. Si tratta di alcuni messaggi indirizzati a Teresa, provenienti da un finto account Facebook creato da Giosuè Ruotolo che l’avvocato Roberto Rigoni definisce “solo uno scambio di messaggi con Teresa per avvertirla dell’atteggiamento libertino di Trifone”. Ma facciamo un passo indietro per ripercorrere le varie fasi di un omicidio che continua a sguazzare nel torbido.

L’OMICIDIO

Il 17 marzo dello scorso anno Trifone e Teresa vengono ritrovati morti nella loro auto, trivellati di colpi. I due si erano conosciuti all’Hollywood di Milano, il 15 dicembre 2013 e stavano insieme da quasi un anno. Lui è un militare originario di Monopoli, con la passione per il bodybuilding e la fascia di Mister Friuli. Lei è di Agrigento, laureata alla Bocconi e dipendente di Assicurazioni Generali. Entrambi hanno perso la vita nel parcheggio della palestra raggiunti da quattro colpi di pistola. Tre indirizzati a Teresa e uno a Trifone. La dinamica dei fatti, in un primo momento, aveva portato gli inquirenti sulla pista dell’omicidio-suicidio. Dalle prime ricostruzioni sembrava plausibile che Trifone avesse sparato a Teresa e poi si fosse tolto la vita, ma c’era qualcosa che mancava: l’arma del delitto.

 

LA BERETTA 7.65

Il 24 settembre 2015 i sommozzatori dell’Arma ritrovano, sul fondo del laghetto adiacente al piazzale dell’omicidio, il caricatore di una Beretta automatica calibro 7.65, pistola che secondo il perito balistico Pietro Benedetti avrebbe ucciso la giovane coppia.

«Il che – scriveva all’epoca il Corriere della Sera – comporta una serie di conseguenze dal punto di vista della conoscenza dei luoghi da parte del killer e della dinamica della fuga, considerato anche che il cancello automatico del parco del laghetto chiude alle 20 mentre il delitto sarebbe stato commesso fra le 19.40 e le 19.50, lasso di tempo fissato dal perito con una certa tolleranza».

Ma come sono arrivati i Carabinieri a quel laghetto?

 

LA VEGGENTE?

A novembre la mamma di Trifone, Eleonora Ferrante lanciò un secondo appello a chiunque fosse in grado di fornire informazioni utili:

Se qualcuno ha visto qualcosa di strano nel parco di San Valentino la sera del 17 marzo, quando Trifone e Teresa sono stati uccisi nel parcheggio del palasport, parli, vada dai Carabinieri
E’ stata una veggente, avrebbe detto la donna, a dare indicazioni decisive per il ritrovamento dell’arma del delitto: “Una veggente mi disse che la pistola era nella lunga fontana di un giardino. Una fontana come quelle in cui si abbeverano gli animali e io pensai a quel parco che avevo visto vicino al palasport…

Stando a quanto riportato dal Messaggero Veneto però la pistola sarebbe stata trovata in seguito ad una lettera anonima, pervenuta agli inquirenti:

La missiva, arrivata circa un mese dopo il duplice omicidio, era stata composta con caratteri ritagliati dai giornali. Due righe stringate, con il riferimento ai fidanzati uccisi, al calibro della pistola e a un altro nome. Forse una pista per risalire all’arma del delitto?

 

GIOSUE’ RUOTOLO

Il primo iscritto nel registro degli indagati è Giosuè Ruotolo, ventiseienne che il Messaggero Veneto descrive così

Il ragazzo con gli occhi dolci e dai silenzi misteriosi. Fidanzato, ama la matematica ed era amico di Trifone.

Del rapporto tra i due si legge:

Proprio l’amico Trifone, il suo ex inquilino, il ragazzo con cui aveva condiviso il percorso militare, dal battaglione al concorso per entrare nella guardia di finanza, l’avversario di mille sfide alla Playstation.

Nel portafogli di Ruotolo sarebbe stato trovato un bigliettino con un indirizzo: “Via Chioggia 8-11“, non una strada qualsiasi, ma quella in cui vivevano Teresa Costanza e Trifone Ragone. A quel civico però non c’è nulla. O almeno così sembra. Secondo il Gazzettino si tratterebbe di “Un prato e nulla più”

Fino a poco tempo fa, però, c’era una palazzina disabitata, demolita due mesi fa e sfitta ormai da anni. Da lì, secondo Quarto Grado, Ruotolo avrebbe potuto spiare Teresa e Trifone, la cui abitazione dista poche decine di metri.

 

LA GELOSIA

La svolta arriva il 3 gennaio 2016, con “Messaggi, contenenti frasi ambigue” che lascerebbero trapelare “Un’ossessiva gelosia da parte di Rosaria Patrone, fidanzata dell’unico indagato, Ruotolo, nei confronti della giovane coppia”. Messaggi che non si capisce se siano stati inviati da Ruotolo o dalla Patrone e che, in ogni caso, hanno portato quest’ultima sulla lista degli indagati assieme al compagno.

IL MOVENTE

Per la ricerca del movente si brancola ancora nel buio. Dal delitto passionale, ad un pegno d’amore, dal killer professionista alla mafia albanese.  Se in prima istanza si era pensato al delitto passionale, in un secondo momento ha preso piede la teoria del killer professionista. Secondo Leggo infatti,

Il sospetto che a uccidere sia stato un killer professionista, lascia aperta anche l’ipotesi di un’esecuzione di stampo militare, attribuibile a una persona addestrata per uccidere. Freddo, preciso, l’assassino non ha lasciato al caporal maggiore Ragone il tempo di reagire. Si è avvicinato alla macchina e ha esploso sei colpi in rapida successione. A “Segreti e delitti” si è anche fatto riferimento a una tecnica militare, diffusa tra marines e corpi speciali, che insegna a uccidere in pochi secondi e in spazi angusti. E si è vagamente accennato a un’altra storia violenta che si intreccia con il delitto dei fidanzati di Pordenone: riguarderebbe un giovane ingaggiato per missioni sotto copertura.

Per il Mattino, di Napoli, si tratterebbe invece di un pegno d’amore:

Grazie al lavoro del reparto telematico del Ros, non ci sono più segreti per la Procura. Gli hard disc dei supporti informatici e dei cellulari hanno riportato a galla tutto ciò che era stato cancellato. Profilo Facebook anonimo compreso. Sono riapparse conversazioni sospette, anche quelle inviate a Teresa Costanza di nascosto, frasi che lascerebbero trapelare una gelosia morbosa da parte di Rosaria Patrone e che hanno portato la Procura a sondare l’ipotesi dell’istigazione all’omicidio. Il sospetto degli inquirenti è che la studentessa abbia esasperato Ruotolo al punto tale da portarlo a uccidere, magari sfidandolo a compiere un gesto eclatante, senza rendersi conto di quelle che sarebbero state le conseguenze. Il motivo? Banale. Tanto che qualcuno si spinge a parlare di un «pegno d’amore».

La terza teoria, ipotizzata da Leggo vedrebbe addirittura il coinvolgimento della mafia dell’est:

L’ipotesi di uno sgarro maturato in un ambiente malavitoso, soprattutto quello composto dai piccoli boss albanesi e romeni che spadroneggiano in night e locali notturni della provincia, non è mai tramontata. Anche perché le modalità dell’esecuzione fanno pensare proprio alla mala dell’Est. Sono state esplorate diverse situazioni, a cominciare dalle risse in cui ci sono stati dei feriti. Nessun episodio ha visto un coinvolgimento di Trifone o di Teresa. È stata esaminata a fondo anche una lite avvenuta la notte di San Valentino al locale notturno Riverside di Valvasone e sedata dai buttafuori. L’unico collegamento con i due fidanzati uccisi è il fatto che uno dei bodyguard è un sollevatore di pesi che si allenava nella stessa palestra di Ragone. Se i due albanesi che si erano fatti medicare in pronto soccorso a San Vito volevano vendetta, perché colpire i fidanzati nel parcheggio della pesistica e non chi li aveva messi al tappeto?

Ad oggi, sono state sentite più di 800 persone e la dinamica dei fatti non è ancora chiara e si attende di scoprire qualcosa in più sull’arma del delitto. Il brevetto è riconducibile al 1922 e la pistola apparterrebbe ad un lotto di 20 pezzi venduto da un’armeria di Cremona.
Gli investigatori ne hanno ricostruito la storia fino al secondo dopoguerra e si attendono ulteriori sviluppi.