Ruqia Hassan: il coraggio della blogger uccisa dall’Isis

di Redazione | 07/01/2016

Ruqia Hassan

Ruqia Hassan, blogger e giornalista siriana è stata uccisa dall’Isis.

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RUQIA HASSAN: LA VITA DELLA BLOGGER

Chi era Ruia? Lo racconta Repubblica in un pezzo a firma di Renzo Guolo:

Ruqia alimentava un citizen journalism dal fronte che resta, sia pure senza la possibilità di fare verifiche indipendenti sul campo, una delle poche fonti in loco di un conflitto che ci viene mostrato o con il volto propagandistico dello jihadismo o attraverso le immagini, apparentemente asettiche, di droni e satelliti che lanciano, o guidano sul bersaglio, ordigni che, difficilmente, non producono “danni collaterali”. Lo faceva utilizzando i social network sotto lo pseudonimo di Nissan Ibrahim. Raccontava, Ruqia, del nuovo ordine del terrore e dei bombardamenti aerei della coalizione, quella a guida americana e araba, che lo combatte. Aveva ironizzato in Rete sulla decisione del Califfato di tagliare gli hot spot wi-fi e regolare l’accesso agli internet cafè, divenuti, dopo l’intensificazione del conflitto, una duplice minaccia: perché consentono la localizzazione dei mujahidin da parte di nemici sofisticati tecnologicamente e alimentano un uso smodato e personalistico, fuori dal controllo del Grande Fratello islamista che gestisce e monta, con grande abilità comunicativa e perizia tecnica, l’enorme produzione dal basso jihadista inviata alle case produttrici del Califfato, come Al Furqan o Al Hayat. Produzione che fa spesso storcere il naso ai leader radicali fautori di un “etica del jihad” legata più a una concezione purista, anche se non meno sanguinaria della guerra, che all’individualismo esasperato simboleggiato dai narcisistici e autocompulsivi selfie dei combattenti in kalashnikov. «Avanti, tagliateci Internet, i nostri piccioni viaggiatori non se ne lamenteranno », commentava con le sue taglienti parole Ruqia.

Studentessa di filosofia ad Aleppo non aveva lasciato la città nemmeno quando era stata occupata l’Is. Nel suo ultimo post del 21 luglio scorso scriveva: «Quando l’Is mi arresterà e decapiterà, avrò perso la testa ma mi sarà rimasta la dignità : perché non avrò vissuto subendo umiliazioni».

(foto ‏@Raqqa_SL)