Schengen in pausa

07/01/2016 di Andrea Mollica

Schengen

, l’area di libera circolazione più grande del mondo sta scricchiolando. I Paesi del Nord Europa hanno reintrodotto i controlli alla frontiera visto l’alto afflusso di richiedenti asilo, e finora i tentativi dell’UE di trovare una mediazione coi governi nazionali non hanno avuto successo. Le emergenze terrorismo e migranti stanno mettendo a rischio una delle più grandi conquiste dell’integrazione europea.

SCHENGEN AREA

L’area Schengen è composta da 22 Paesi dell’UE, tutti quelli occidentali con l’esclusione di Regno Unito e Irlanda più la metà circa di quelli orientali, a cui si sono associati quattro Paesi esterni all’Unione Europea, Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein. Entrata in vigore alla metà degli anni novanta, lo spazio di libera circolazione introdotto dagli accordi di Schengen consente a più di 400 milioni di persone di 26 nazionalità diverse di muoversi senza controlli in un’area delimitata da confini lunghi 4 milioni di chilometri. La caduta simbolica delle frontiere rappresentata dall’area Schengen è stato uno dei più grandi successi dell’unificazione europea, ora però scossa dalla crisi dei migranti, oltre che dai timori suscitati dal terrorismo islamico. Il Nord Europa, terra promessa per migliaia di richiedenti asilo, sta ripristinando i controlli alle frontiere, adottando le misure di flessibilità consentita dalle regole europee. La Danimarca controlla gli arrivi alla frontiera con la Germania per un periodo di 10 giorni, per evitare nuove marce dei migranti sulle sue autostrade. In Svezia sono verificate invece le carte di identità delle persone che viaggiano attraverso le società di trasporto dal 4 gennaio scorso.

PAESI SCHENGEN

Prima di Danimarca e Svezia anche gli altri due Paesi scandinavi, Norvegia e Finlandia, avevano ripristinato misure di controlli alle frontiere. Le decisioni dei governi di Copenaghen e Stoccolma, di orientamento politico opposto, il primo di centrodestra e il secondo di centrosinistra, hanno spinto la Commissione UE a convocare un incontro informale insieme alla Germania. Il problema è rappresentato infatti dall’enorme pressione migratoria subita da Berlino, che ha accolto oltre un milione di persone nel 2015. Una parte dei richiedenti asilo si muove verso Nord, come mostrano anche i dati record della Svezia. L’anno scorso il più grande Paese scandinavo ha accolto 160 mila migranti, con 115 mila richiedenti asilo arrivati nell’ultimo trimestre 2015. L’incontro a Bruxelles non ha dato esito positivo, visto che i rappresentati dei governi di Stoccolma e Danimarca hanno confermato le misure adottate. Angela Merkel ha ribadito la centralità della libera circolazione come motore dello sviluppo in Europa, ma la cancelliera tedesca ha confermato la sua indisponibilità a modificare la sua politica dell’accoglienza, per cui è sempre più criticata tanto in Europa quanto in patria. Schengen in realtà è soggetto a sospensione anche in Germania, come confermato dalla polizia tedesca a Handelsblatt, alla frontiera con l’Austria in caso di afflussi di dimensioni eccezionali. Un Paese Schengen come l’Ungheria ha sigillato la sua frontiera con barriere anti migranti, mentre in Austria così come in Francia sono state adottate misure temporanee di sospensione della libera circolazione.

Share this article