Emergenza guano, rischio tubercolosi a Roma: cosa c’è di vero

di Redazione | 05/01/2016

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Roma è ancora ricoperta di guano di uccello, di feci di storni che hanno popolato gli alberi della Capitale: merito del piano anti-storni che quest’anno è iniziato particolarmente in ritardo: e così la città è sporca, sporchissima, sopratutto nelle sue aree storiche. Pozzanghere di feci stupiscono e sconvolgono i turisti, e secondo alcuni allarmi ci sarebbe anche un rischio salute, un rischio tubercolosi nel guano a Roma: lo denunciano alcune associazioni di tutela dei consumatori.

TUBERCOLOSI NEL GUANO A ROMA, COSA C’E’ DI VERO?

I medici, scrive il Messaggero nella Cronaca di Roma, per la verità smentiscono.

«Nelle feci degli storni che ricoprono il manto stradale potrebbe annidarsi il germe della tubercolosi» ha dichiarato ieri Primo Mastrantoni, segretario Aduc. «Rischio tubercolosi escluso» invece per Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità: «Nel guano può esserci il mycobacterium avium che però in realtà è già presente nell’aria in maniera massiccia e che potrebbe colpire solo gli immunodepressi come chi è affetto da Hiv. Ma non c’è alcuna evidenza che la situazione del guano a Roma comporti rischi maggiori per qualunque malattia infettiva». Rezza aggiunge: «È chiaro che le feci non sono materiale sterile, quindi vanno applicate le norme igieniche elementari, e cioè lavare bene le mani nel caso in cui si venga a contatto con il guano». I presidi fissi dell’Ama sul Lungotevere, intanto, resteranno anche oggi. E chissà quando finirà la battaglia contro il guano. Intanto ieri Assoutela ha denunciato: «Invasione di topi davanti Castel Sant’Angelo e nei pressi di San Pietro, anche gli operatori dell’Ama hanno paura». 

 

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Di vero c’è, sicuramente, che la città è sporca e le feci degli uccelli continuano a cadere dagli alberi, dai platani del Lungotevere, e nelle piazze del centro: i cittadini sono i primi ad essere sconvolti.

Situazione critica su Lungotevere de’ Cenci, la zona dove sia il primo gennaio, sia sabato, ci sono stati diversi incidenti: scooter e auto che sono letteralmente scivolati sul manto melmoso. Ieri per ore gli operatori del presidio fisso dell’Ama hanno tentato di pulire la melma con spruzzi di acqua calda a novanta gradi. Gocce marroni dai rami, disgusto tra romani e turisti increduli per la presenza ancora massiccia degli escrementi che cadeva giù dagli alberi. Dai tronchi, il liquame scivolava giù formando pozzanghere maleodoranti sui marciapiedi. L’intervento riguarda la pulizia dell’asfalto: si aspetta, in pratica, che il guano venga sciolto dalla pioggia. “Pulire” gli alberi sembra un’impresa irreale o meglio, non sembrano esserci procedure predisposte dal Servizio Giardini. Anche perché un accumulo di guano così imponente sembra non ci sia mai stato prima. Intanto ieri c’era del liquame anche su piazza Benedetto Cairoli, una delle altre zone più colpite dall’emergenza in questi ultimi mesi. Sporcizia proprio a ridosso della fermata del tram 8. Alfredo Cagnetti, 83 anni, provava invano a pulire via dal giaccone le gocce di guano: «Prendo spesso il tram da questa fermata e fino a poco tempo fa era impossibile sostare per l’arrivo degli storni». C’è chi parla anche di un problema di mancata potatura degli alberi, forse come conseguenza di Mafia capitale e dell’inchiesta che ha investito il Servizio Giardini. Intanto si registravano incidenti. «Un mese fa circa – racconta Fabrizio Ranocchia, 41 anni – sono scivolato con lo scooter in piazza Benedetto Cairoli, non ho riportato ferite gravi, ma ho speso 200 euro per riparare la moto che aveva subito danni». Su via Arenula, poi, c’è il rifugio delle «vittime del guano». Per giorni Veronica Santoro si è armata di sgrassante e fazzoletti: «Entravano da noi per chiedere un aiuto perché avevano i giacconi pieni di escrementi». «Quest’anno non c’è stata una migrazione particolare, gli uccelli sono sempre gli stessi, ma gli interventi partivano prima ed erano più organici», commenta Francesca Manzia responsabile Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu Roma che fino al 2009 aveva l’incarico di allontanare gli storni. Il piano anti-storni è partito in ritardo il 14 dicembre, mentre i residenti erano vittime del guano da mesi.