Ilaria cucchi
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Dalla parte di Ilaria Cucchi, anche quando sbaglia

Come si permette Ilaria Cucchi? Come si permette Ilaria di mostrare la naturale defaillance di una sorella a cui hanno ucciso il fratello? Come si permette di fare uno scivolone  – uno in sei anni – dopo aver letto sui giornali le conversazioni di chi racconta come è stato massacrato di botte suo fratello? In un paese in cui si perdona tutto a tutti, dove Bisignani fa l’opinionista in una televisione del servizio pubblico, Luciano Moggi viene invitato in televisione per dare giudizi sull’operato di altri dirigenti sportivi, e due stragisti (Mambro e Fioravanti, ndr) se ne stanno beati in libertà, il Corriere della Sera di oggi in edicola si scaglia contro Ilaria Cucchi. Come un Giovanardi qualsiasi. Ci vuole coraggio.

Il fatto è noto. Ilaria Cucchi ha pubblicato sul suo profilo Fb la foto di uno dei presunti carnefici di suo fratello. Accompagnato da uno status intriso di rabbia e frustrazione. Una foto che mostra il fisico “palestrato” di questa persona. Un fisico che contrasta con quello esile di Stefano. Ha sbagliato, certamente. Tanto che poco dopo ha corretto il tiro, invitando chi nei commenti inveiva contro costui, a cambiare toni.

Puntuale è arrivata la ramanzina del Corriere della Sera. A firma Giusi Fiusano. Una reprimenda che avrebbe meritato miglior destinatario:

Ilaria va alla guerra. Non quella di sempre, non più con la fotografia di suo fratello morto fra le mani e la voce a scandire quella parola: giustizia. No. Stavolta Ilaria Cucchi usa nuove armi, se così si può dire. E per la prima volta si muove in direzione dello stesso piano che lei ha sempre creduto appartenesse soltanto ai suoi «nemici»,

Alla guerra? Armi? Un linguaggio diverso da quello che siamo soliti sentire utilizzato da Ilaria. Che, certamente, secondo il nostro avviso, non sta in nessun modo andando «in direzione dello stesso piano» dei suoi nemici. Ma sopratutto facciamo fatica a capire come si possa puntare il dito in questo modo su chi da sei anni cerca giustizia da uno stato che le ha ucciso il fratello. Aiutando a confondere vittime e carnefici.

Continua il Corriere

Una gogna, in sostanza. In un momento e in una fase in cui la strada verso la verità che Ilaria chiede da anni non è che all’inizio. Perché il fascicolo sui carabinieri è aperto da giugno 2015, perché – al di là delle convinzioni personali di ciascuno di noi – non siamo ancora arrivati nemmeno alla richiesta di rinvio a giudizio degli indagati e perché vale sempre quel famoso principio secondo cui nessuno è colpevole fino a prova contraria. 

Le si rimprovera una scivolata “giustizialista”. Un’accusa, questa, che quando proviene dai giornali italiani, strappa sinceramente un sorriso.  Ci piacerebbe a volte che noi giornalisti usassimo questo metro “inflessibile” anche contro noi stessi, rispetto ad altri colleghi, rispetto agli altri quotidiani. Una stampa, la nostra, troppo spesso poco reattiva a mostrare altrettanta solerzia nei confronti di chi è ben più potente di Ilaria Cucchi e fa dell’arroganza la sua cifra stilistica.

Ecco, noi, anche oggi, anche dopo lo «scivolone», ribadiamo la nostra solidarietà e la nostra vicinanza a Ilaria Cucchi. Non siamo nemmeno in grado di pensare a cosa si prova a sentire quelle conversazioni di chi si “vanta” o “ride” per aver picchiato a morte tuo fratello. Non siamo in grado di ergerci a giudici nei confronti di Ilaria Cucchi. Non ce la sentiamo di puntare il dito contro di lei. Sì, ha sbagliato. Forse doveva porgere per l’ennesima volta l’altra guancia? Stavolta non l’ha fatto, non ci sentiamo di biasimarla. Ha fatto un passo indietro, di fatto ammettendo il suo naturale momento di debolezza, ma pensiamo che la sua battaglia – quella con la quale chiede giustizia – sia infinitamente più importante. E non faremo niente che possa delegittimare quella battaglia, perché è una battaglia giusta e importante. Non solo per Ilaria e la sua famiglia.

FOTO ANSA/CLAUDIO PERI