Alberto Stasi parla dal carcere: «Io come Enzo Tortora»

31/12/2015 di Redazione

Alberto Stasi scrive al Quotidiano Nazionale una lunga lettera dal carcere. «Non è facile per un innocente che attendeva i giorni della sentenza con la speranza di ritornare libero, entrare in carcere. Sto cercando di inserirmi nella realtà carceraria. Il lavoro svolto da educatori, volontari e direzione penitenziaria è encomiabile. La vita di un detenuto non è solo una condizione fisica, ma è anche (e soprattutto) mentale: il corpo può essere ristretto, la mente no. Non mi sento un detenuto. Mi sento un prigioniero».

Mi sembra che in casi come questo si voglia a tutti i costi consegnare un colpevole all’opinione pubblica, senza però preoccuparsi se colui che viene indicato come tale sia effettivamente il colpevole e non una vittima di errate decisioni e aspettative. Non dimenticherò mai le parole di un ex magistrato, che alla domanda su cosa pensasse dei processi mediatici rispose: ‘il peggio possibile’. Disse che tale fenomeno condizionava sensibilmente il magistrato che si trova a decidere su un fatto già giudicato mille volte in tv da colleghi togati, giornalisti ed esperti poiché l’animo umano ha la tendenza a uniformarsi e una sentenza già scritta dai media è dannosissima

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E qui spiega le sue sentenze…

La sentenza che mi aveva condannato l’anno scorso portava con sé grandi e grossolani errori, in quanto non vi erano elementi che facessero di me un colpevole. I fatti e le carte hanno sempre provato la mia innocenza e le nuove perizie fatte l’anno scorso avevano rafforzato questa verità. Questo era il processo; io ho sempre saputo di essere innocente. Non nascondo di avere temuto l’assurdo epilogo che oggi sto vivendo, visto l’incomprensibile iter processuale che ho dovuto vivere. In ogni caso, ho preso atto della decisione e, nel pieno rispetto della stessa, ho deciso di costituirmi immediatamente, senza nemmeno attendere l’ordine di carcerazione. Devo dire che chi mi era vicino in quel tragico momento ha fatto in modo che io non dovessi anche prestare il fianco a ulteriori speculazioni, come io stesso ho sempre cercato di fare. Del resto, in situazioni come queste, le persone vengono esibite come trofei alzati al cielo dopo una vittoria. È sempre stato così e sempre sarà, da Sacco e Vanzetti a Tortora

(in foto copertina ANSA/BALTI)

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