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Caso Banche, tempi lunghi per i rimborsi

Il fondo di solidarietà da 100 milioni di euro per rimborsare i possibili risparmiatori truffati nel caso Banche? Non avrà tempi brevi, almeno secondo quanto riporta il quotidiano “La Repubblica“. Il motivo? Non soltanto perché il ministero dell’Economia e quello della Giustizia hanno tempo fino al 30 marzo per i due decreti attuativi. Ma anche perché, hanno precisato dal Mef, «la materia è delicata e occorre evitare che le norme producano contenzioso». Tradotto, bisogna evitare ulteriori ricorsi.

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ANSA/FRANCO SILVI

 

CASO BANCHE, SLITTA IL FONDO

Spiega il quotidiano:

D’altro canto quel Fondo da 100 milioni creato dal governo, «per ora capiente, ma soggetto a valutazione per possibili ampliamenti», ad oggi è l’unica speranza per gli investitori delle quattro banche salvate dal decreto del 22 novembre di rivedere qualche soldo indietro. I tecnici ci lavorano già, «in stretto contatto con Cantone», e riprenderanno il 4 gennaio, dopo la breve pausa per Capodanno.

 

I nodi però non mancano. Anche perché non è chiaro quali saranno i requisiti per accertare eventuali truffe ai danni dei risparmiatori:

Non si conoscono ancora i criteri del rimborso in base ai quali l’Anac di Cantone (l’arbitro prescelto da Renzi) dovrà vagliare le singole pratiche. A quanto si capisce, saranno declinati in base ad almeno due principi: un tetto massimo di investimento e un rapporto tra obbligazioni subordinate e totale del portafoglio superiore a una certa percentuale (30 o 50%). Un modo, questo, per distinguere tra investitori professionisti, consci dei rischi e abili nel diversificare, e risparmiatori poco avvezzi a Mifid, prospetti, cavilli scritti in corpo otto, con buona probabilità tratti in inganno o truffati. In base ai numeri elaborati da Roberto Nicastro, presidente delle new bank, solo in 2.500 si trovano in quest’ultima situazione (su 12.500 obbligazioni subordinati azzerati dopo il 22 novembre). Il perno dei risarcimenti è dunque uno solo: la truffa. Lo ha fatto capire bene ieri il premier Renzi, nella conferenza di fine anno. «Noi abbiamo a cuore il destino di quelle persone».

 

Il premier ha precisato che solo «chi ha subito un danno perché è stato truffato deve sapere che lo Stato è dalla sua parte, deve sapere che faremo di tutto perché possa avere indietro i suoi soldi». Ora toccherà a Cantone e all’Anac valutare, oltre che alla magistratura accertare le truffe. Se ci saranno, l’indennizzo assicurato. Altrimenti nulla da fare : «Anche la via giudiziaria ha poche chance. Rivalersi sulle vecchie banche svuotate di attivi può rivelarsi un flop. Le nuove si chiamano fuori», ha spiegato “Repubblica“.