La storia di Assunta Vanigioli: «Tra i banchi a 45 anni per finire il liceo»

di Redazione | 28/12/2015

Insegnanti

Era stata costretta al ritiro da giovane, ha ricominciato da dove aveva lasciato. A 45 anni, di nuovo tra i banchi di scuola, ancora da studente. È la storia di Assunta Vanigioli, raccontata dal Corriere della Sera: «Il primo giorno che entrai in Quinta A, il 12 ottobre scorso, i miei compagni di classe pensavano fossi la loro nuova professoressa. Così, al mio ingresso, si alzarono tutti in piedi…», racconta ridendo. Ora per lei è una sfida. Completare quel percorso che è stato interrotto, iscritta all’ex istituto Magistrale «Varrone», liceo di Scienze umane con indirizzo economico-sociale a Cassino.

LA SFIDA DI ASSUNTA: TRA I BANCHI DI SCUOLA, DA STUDENTE, A 45 ANNI

 

A tredici anni, una volta concluse le medie a Rocca d’Evandro (un paesino al confine tra le province di Frosinone e Caserta, ndr) abbandonò gli studi per volere del padre Giovanni, come ha raccontato al quotidiano:

«Papà era un uomo buonissimo — dice oggi Assunta — il più importante della mia vita. Era invalido di guerra e il suo pensiero più assiduo era quello di proteggermi dal male e dai brutti incontri. Così, per fare un esempio, mi aspettava ogni giorno davanti all’uscita dentro la sua 500 rossa. Finite le medie, però, per proseguire gli studi sarei dovuta andare a Cassino e lui — a causa dell’invalidità — non avrebbe potuto più vigilare su di me. Mi chiese, quindi, il sacrificio di lasciare la scuola. Io non mi ribellai, perché l’amavo. Anche se il mio sogno dall’inizio era quello di diventare una maestra…».

 

Assunta amava leggere, da D’Annunzio e Ungaretti. Ha anche scritto saggi e romanzi (si possono trovare sul sito ilmiolibro.it ). Fino alla scelta di ricominciare a studiare:

Il padre Giovanni invece la iscrisse a corsi vari di dattilografia, taglio e cucito, finché a 17 anni ecco l’incontro magico con un ragazzo del vicino paese di Vallemaio, Fernando, che di lì a poco diventerà suo marito e padre dei suoi tre figli — Riccardo, Marco e Luca — tutti oggi prossimi alla laurea o al diploma, naturalmente, perché la mamma li ha fatti studiare. Quel sogno infranto, però, a poco a poco cominciò a ricomporsi. La voglia di riabbracciare la scuola, continuare gli studi, condividere con altri la passione per Giacomo Leopardi e Immanuel Kant, tre anni fa ha portato Assunta a rimettersi in gioco all’istituto tecnico industriale «Ettore Majorana» di Cassino, scuola serale, la più vicina a Vallemaio. Tutti i giorni in macchina, però, avanti e indietro, con ritorno a casa alle 21.30 e il marito Fernando a volte scettico: «Ma chi te lo fa fare?». Già. Ma questo forse è il senso vero della «buona scuola» — la conoscenza e l’umanità, scandisce Assunta, sono i cardini veri della nostra vita — e la fine della storia è il coronamento del sogno. Perché lei, quest’anno, ha lasciato la scuola serale, chiesto il nullaosta con relativo trasferimento, superato l’esame integrativo e la mattina del 12 ottobre si è presentata puntuale al liceo «Varrone», quinta classe sezione A, 4 maschi e 16 femmine che al suono della campanella scambiandola per una prof si sono alzati in piedi, ma poi hanno capito e l’hanno accolta benissimo e adesso lei oggi fa un po’ loro «da mamma, anche se non mi permetto mai di andare oltre», confessa.

 

I timori iniziali sono stati superati. I rapporti sono ottimi sia con i ragazzi che con i docenti. E ora Assunta punta a continuare ancora gli studi, anche dopo aver terminato il liceo:

«Dopo il diploma, m’iscriverò all’università — annuncia felice Assunta —. E un giorno magari farò il concorso e finalmente potrò insegnare. Fare la maestra come volevo. Papà Giovanni e mamma Antonia, lassù, saranno contenti».