MiFID 2, rinviate al 2018 le regole sul conflitto d’interesse bancario

di Redazione | 22/12/2015

mifid 2

Il Mifid 2 è una direttiva europea del 2014 sui servizi di investimento che introduce la possibilità, per le autorità di vigilanza, di vietare la vendita di prodotti troppi rischiosi. È l’acronimo di Markets in Financial Instruments Directive e rappresenta un passo importante per lo sviluppo di un mercato finanziario integrato ed efficiente. Tra le regole previste, una più severa sorveglianza al margine di intermediazione bancario per la vendita di un prodotto. Regole previste, ma ad oggi rimandate. “La lobby bancaria europea chiede di rivedere la norma”, scrive Alessandro Barbera in un retroscena su La Stampa. Effettivamente la direttiva avrebbe dovuto essere operativa dal 3 gennaio 2017, ma probabilmente se ne parlerà solo a inizio 2018.

MIFID 2, MOTIVI DEL RINVIO –

Ci vuole più tempo per risolvere “alcune problematiche tecniche”, dicono gli addetti ai lavori. Barbera spiega che si tratta di “argomenti seri, tanto che il Parlamento ha dato il suo benestare al rinvio e girato la decisione alla Commissione Europea”. Ma non è tutto. Barbera ha raccolto la testimonianza di Massimo Scolari, ex Bankitalia e oggi presidente dell’Associazione dei consulenti finanziari indipendenti che spiega: «Le difficoltà operative senza dubbio ci sono, ma è altrettanto vero che le associazioni bancarie di alcuni Paesi ne stanno approfittando per chiedere la modifica di alcune norme». Ma quali?

IL CONFLITTO D’INTERESSI BANCARIO –

Quali sono le norme oggetto della controversia? Ne lasciamo la spiegazione a Barbera che ne parla così:

La più controversa è proprio quella che riguarda i margini delle banche nella vendita dei cosiddetti prodotti «complessi». Facciamo un esempio: il signor Rossi entra in banca e il suo funzionario di fiducia gli consiglia di acquistare un fondo di investimento. Il signor Rossi si fa convincere, e per questo paga una commissione al fondo stesso. Quel che il signor Rossi spesso non sa, è che una parte della sua commissione viene trattenuta dalla banca. Apparentemente un fatto del tutto normale. Ma una cosa è comprare un’auto dal concessionario, altro è un prodotto finanziario in banca. Se l’auto funziona male, ce ne accorgiamo nei primi dieci chilometri, mentre per scoprire che un’obbligazione venduta come a basso rischio diventerà carta straccia possono essere necessari anni. Nel caso dei prodotti finanziari la banca può incorrere in un pesante conflitto di interessi, che il concessionario non ha. Non è un caso se in alcuni Paesi europei oggi il cosiddetto «diritto di retrocessione» – ovvero la commissione della banca – è vietata. Accade dal 2013 in Gran Bretagna, ma anche in Olanda e Australia. Non in Europa, non in Italia.

(Photocredit copertina: PATRICK HERTZOG/AFP/Getty Images)