Banca Etruria, Sergio Mattarella e Matteo Renzi sono d’accordo (ma non troppo)

di Tommaso Caldarelli | 22/12/2015

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Sergio Mattarella accoglie istituzioni, esponenti del governo e giornalisti al Quirinale per il consueto bilancio di fine anno e per i saluti di rito; saluti che sono anche l’occasione per fare il punto sullo stato del paese, sull’operato della presidenza della Repubblica e anche per entrare con nettezza su alcuni recenti fatti di cronaca, come la crisi delle banche, il caso Banca Etruria e quanto il governo di Matteo Renzi stia facendo per minimizzare l’impatto sui cittadini e sui risparmiatori della vicenda.

BANCA ETRURIA, SERGIO MATTARELLA E MATTEO RENZI D’ACCORDO MA NON TROPPO: IN ARRIVO LA COMMISSIONE D’INCHIESTA

Il presidente della Repubblica, su una linea non del tutto sovrapponibile a quella del governo, ha lodato l’operato di Bankitalia e dei suoi controlli sul sistema bancario; come è noto, l’esecutivo ha affidato un ruolo importante nella gestione degli arbitrati all’Autorità Nazionale Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Ce ne parla il Messaggero.

Mattarella non si astiene dall’esprimere un giudizio articolato sui «gravi recenti episodi» che hanno colpito alcune banche locali suscitando «comprensibile preoccupazione». «Occorre un accertamento rigoroso e attento della responsabilità», spiega il capo dello Stato sottolineando come «si stiano approntando interventi di possibile sostegno, valutando caso per caso, al fine di tutelare quanti sono stati indotti ad assumere rischi di cui non erano consapevoli». Inoltre Mattarella ricorda l’importanza della «tutela» e della «valorizzazione del risparmio» sottolineando come siano necessari «la trasparenza, la correttezza e l’etica degli intermediari bancari e finanziari». Soggiunge: bisogna rafforzare cautele e regole. Ma c’è anche un plauso alle iniziative e ai progetti di Bankitalia. Né manca un appello – in appoggio al governo – per evitare che si costruisca un’Unione bancaria europea «lacunosa e vulnerabile».

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La partita è complessa. Il governo vuole dare prova di aver fatto tutto il possibile, e sopratutto l’intenzione era quella di partire “fortissimo” per una radicale riforma dei sistemi di controllo delle banche; dopo le parole del Quirinale, quelle pronunciate pubblicamente e quelle fatte trapelare fino alle orecchie del premier, si starebbe ripensando complessivamente la strategia.

Adesso la moral suasion del capo dello Stato sta convincendo Renzi a un sostanziale ripensamento dell’intera strategia d’attacco. E subisce una frenata l’idea di partire lancia in resta per tentare di smacchiare le ombre gettate sul governo dal caso della banca Etruria. Così a palazzo Chigi, come al quartier generale del Nazareno, si sta riflettendo sui poteri da affidare alla commissione parlamentare d’inchiesta. E se prima Renzi e i suoi pensavano di dare a questa commissione i poteri della magistratura «senza guardare in faccia nessuno». Adesso riflettono sui rischi di un conflitto istituzionale con Bankitalia e Consob che una commissione del genere potrebbe innescare. «Non abbiamo ancora deciso quali poteri avrà l’organismo d’indagine», dice un renziano del Giglio Magico, «stiamo valutando i pro e i contro delle varie soluzioni. Di certo l’inchiesta non riguarderà solo il crac dei quattro istituti di credito, si dovrà anche stabilire se gli strumenti di verifica e controllo affidad a Bankitalia sono sufficienti. Ciò non vuol dire mettere via Nazionale sul banco degli imputad, ma capire se il governatore Visco aveva i mezzi per intervenire». Dello stesso tenore le parole di un altro renziano di alto rango: «La questione della Commissione, vista l’estrema delicatezza della materia, va decisa dopo un’attenta e ponderata riflessione. Bisogna evitare assolutamente il rischio di conflitti tra organi dello Stato». Insomma, la prudenza suggerita da Mattarella sembra aver fatto breccia a palazzo Chigi. Tant’è che anche l’annunciato intervento per mettere ordine tra i compiti di vigilanza affidati a Bankitalia e di tutela della trasparenza in capo alla Consob, slitta a data da destinarsi. «Nessuno pensa di mettere mano immediatamente a questa materia», dice uno dei consiglieri economici del premier, «a gennaio procederemo alla prevista riforma delle banche di credito cooperativo, con accorpamenti e fusioni. Per il resto dovremo attendere i risultati dell’indagine parlamentare. Solo allora si vedrà se, e come, intervenire su vigilanza e trasparenza».