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Lo stalker che ha molestato un intero paese

“In una comunità da cinquemila persone ci conosciamo più o meno tutti”, dice uno degli abitanti di Capistrello, paesino in provincia dell’Aquila poco sotto Avezzano, funestato per mesi dall’azione incessante dello stalker di paese: uno stimato ragioniere che, preso da un raptus vendicativo nei confronti dell’intera comunità cittadina, ha preso a inviare lettere false, inviare accertamenti esattoriali fatti con lo scanner, convocare pensionati presso i carabinieri, avvisare le mogli dei cittadini dei tradimenti del marito.

LO STALKER DI CAPISTRELLO HA MOLESTATO UN INTERO PAESE (E NON SI SA PERCHÈ)

La Repubblica racconta lo strano caso dello stalker abruzzese.

L’incubo di Giovanna è durato più di sedici anni. Da quella prima lettera scritta in dialetto stretto, recapitata dal postino il 22 febbraio del 1999, alle telefonate mute anche in piena notte ricevute soltanto poche settimane fa. Insulti, parolacce, riferimenti sessuali espliciti. Per Fabrizio L., geometra di 53 anni appassionato di matematica con esperienze di lavoro in Ucraina e Georgia, quella donna era diventata un’ossessione. Ma questa non è la classica storia di uno spasimante respinto che si vendica tormentando la sua vittima. Perché Fabrizio, «un professionista stimato con il quale mi è capitato di lavorare più volte» racconta ancora incredulo il sindaco Francesco Ciciotti, un giorno ha deciso di vendicarsi contro il mondo, il “suo” mondo, quello degli amici e conoscenti di Capistrello, un piccolo centro di montagna tra L’Aquila e Avezzano. E così, dicono gli investigatori, si è trasformato in uno stalker collettivo, inviando lettere a mezzo paese, falsificando carte intestate del ministero degli Interni e della Giustizia, convocando le vittime a fantomatici colloqui in caserma per inchieste inesistenti su traffici di droga e sfruttamento della prostituzione, rischiando di far venire un malore a un invalido che si è visto consegnare a casa un ordine di pagamento di diverse migliaia di euro con tanto di bollo delle Agenzie delle entrate e firma del direttore della sede di Avezzano. «Un lavoro scientifico — secondo i carabinieri che sono riusciti ad individuarlo dopo mesi di indagini — Notti intere passate davanti al computer per scaricare i loghi e scannerizzarli, vittime seguite fin sotto casa, numeri di telefono e targhe delle auto annotate con cura nell’agenda, informazioni carpite anche attraverso i social network». Con un’aggravante: i messaggi con pesanti allusioni sessuali rivolti anche a un paio di minorenni.
Se non fossero storie tragiche ci sarebbe da sorridere davanti all’immagine dei pensionati di Capistrello in fila alla stazione dei Carabinieri, convocati per accertamenti fiscali inesistenti o minacciati da improbabili “gravi inchieste giudiziarie”.

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Nella stazione dei carabinieri di Capistrello, uno dopo l’altro, sfilano genitori preoccupati, casalinghe turbate da lettere così scurrili e da telefonate mute, contadini e muratori costretti a presentarsi perché coinvolti in «importanti inchieste giudiziarie». Persino un povero pensionato, che vive con un assegno di invalidità di poche centinaia di euro al mese, senza parole davanti a una lettera inequivocabile della Procura della Repubblica di Avezzano: «Ci è stato richiesto da parte dell’Agenzia delle entrate il suo certificato giudiziale in quanto risultano a suo carico diversi insoluti per migliaia e migliaia di euro». Il tutto accompagnato da un casellario giudiziario, falso anche quello ovviamente, nel quale risultavano precedenti penali che hanno gettato il malcapitato nello sconforto. Per non parlare degli ordini quantomeno bizzarri che diverse persone si sono visti recapitare a casa dal corriere: un articolo per la pesca da 180 euro, una bambola da collezione da 139 euro, sex toys per un paio di signore. Oggetti da pagare in contrassegno, pena multe elevatissime. Ovviamente mai richiesti dagli interessati ma da qualcun altro che si è divertito alle loro spalle.
Grazie al proverbiale errore, lo stalker è stato individuato dalle forze dell’Ordine.
Fabrizio, però, nella sua foga commette anche qualche errore. Alcuni messaggi li scrive con la penna e basta una perizia calligrafica per capire che la mano dello stalker di Capistrello non può che essere una. Un “disturbatore seriale”, che si diverte a spaventare il suo paese, quasi una rivincita personale contro chi vive un’esistenza serena e felice. Così diversa dalla sua, che non ha una famiglia e da qualche tempo ha perso pure il lavoro. «Stiamo cercando di capire anche noi — dicono gli inquirenti — Certo, è la prima volta che ci capita di indagare su uno stalker che non tormenta una sola vittima, la ex moglie per esempio, ma prende di mira un’intera comunità». Fabrizio è adesso agli arresti domiciliari, malgrado il geometra neghi tutto. A casa sua, però, i carabinieri hanno trovato timbri e carta intestata come quella utilizzata per le lettere ai compaesani: «Spero che l’incubo sia finito», dice al bar un’altra delle vittime. In tasca l’ultimo messaggio ricevuto, una busta con il sigillo della Repubblica italiana e quello del ministero della Giustizia: «È stato fissato il processo a suo carico per spaccio di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione »

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