Elezioni Spagna 2015, cosa significa la vittoria a metà di Rajoy per l’Europa

di Andrea Mollica | 21/12/2015

elezioni spagna 2015

Elezioni Spagna 2015

il successo a metà di Mariano Rajoy, che avrà numerose difficoltà a rimanere presidente del governo, indebolisce il fronte dell’austerità in Europa. Il governo di Madrid è stato indicato come un modello vincente per le riforme ispirate alla Troika, ma gli elettori hanno bocciato l’operato dell’esecutivo. L’alternativa però è mancata, in Spagna così come in Europa, e il prossimo esecutivo iberico dovrebbe proseguire una politica economica vicina alla UE della grande coalizione, anche se ulteriormente mitigata rispetto alla durezza del 2011 e del 2012.

MARIANO RAJOY

Angela Merkel tifava per Mariano Rajoy. I due leader di Germania e Spagna hanno la stessa affiliazione europea, il centrodestra del Ppe, e hanno condiviso una risposta all’eurocrisi basata sul consolidamento dei bilanci pubblici, la riduzione del Welfare e l’adozione di riforme strutturali capaci di dare maggior competitività all’economia. L’austerità della Troika è stata seguita in modo convinto dal governo del PP, e il ritorno alla crescita della Spagna è stato giudicato da diversi osservatori come un modello di successo per il resto dell’Europa. Mariano Rajoy si è profilato durante i suoi quattro anni al governo come uno dei più solidi alleati della Germania conservatrice, e la sua possibile permanenza alla Moncloa avrà fatto tirare un sospiro di sollievo a Berlino e Bruxelles. Durante lo spoglio sembrava potersi materializzare uno scenario portoghese, ovvero la formazione di un governo socialista appoggiato all’esterno dalla sinistra radicale. A Lisbona il conservatore Passos Coelho, anch’egli indicato come un modello di successo per le riforme, è stato sconfitto dopo settimane di aspre battaglie, mentre a Madrid Mariano Rajoy sembra aver evitato la formazione di una maggioranza chiaramente progressista.

PODEMOS

Il vero incubo dell’Europa conservatrice si chiamava Podemos. Dopo la sconfitta subita dal centrodestra in Grecia e in Portogallo, il possibile governo di una formazione di sinistra radicale nella quarta economia dell’eurozona inquietava Bruxelles. La formazione di Pablo Iglesias ha ottenuto un risultato particolarmente brillante, recuperando molti consensi in queste ultime settimane di campagna elettorale in cui era stata oscurata da Ciudadanos. Il partito di centro guidato da Albert Rivera ha invece deluso i suoi tifosi di Bruxelles, visto che non potrà garantire neppure una maggioranza moderata a Mariano Rajoy. In Spagna il crollo del sistema bipartitico sembra spingere a un’ipotesi di collaborazione tra partiti simile a quanto avviene nella maggior parte dei Paesi europei, che adottano leggi elettorali proporzionali. La mancanza di svolte radicali non porterà rilevanti cambiamenti del posizionamento di Madrid nell’UE, anche se Mariano Rajoy non avrà più la forza per sostenere le posizioni di Angela Merkel come fatto nei suoi quattro anni alla Moncloa. I socialisti europei sembrano aver perso una grande occasione: un miglior risultato del PSOE avrebbe consentito a Pedro Sanchez di diventare primo ministro vista la relativa debolezza del centrodestra. Il Pse avrebbe così potuto contare su tre capi di Stato o di governo nei più importanti quattro Paesi dell’eurozona: Francia, Italia e Spagna, oltre che la Germania dove la Spd esprime il vicecancelliere. Gli spagnoli hanno però bocciato l’alternativa di governo proposta dai socialisti, un dato che ha caratterizzato l’intero 2015.

Photo credit: Denis Doyle/Getty Images