NATALE COL BOSS: il film di Natale diventa una commedia divertente. Tanto, e senza volgarità – RECENSIONE

di Boris Sollazzo | 19/12/2015

Natale Col Boss

NATALE COL BOSS –

Chi l’avrebbe mai detto? Forse, uno spettatore attento. Già, perché il cinepanettone, ad un certo punto, aveva perso il Natale nel titolo. Non il regista, né il protagonista, né tantomeno la sua verve comica che potremmo definire brutale (se vogliamo evitare la banalità della definizione “volgare”), ma non c’era più quella parola. Né “Vacanze”. Un segnale, come lo era la scelta di Lillo & Greg nel cast e il giovane Volfango De Biasi tra gli sceneggiatori, uno che in fondo non sembrava adattissimo a quel mondo.

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Natale Col Boss

Poi è finito il contratto con Parenti e De Sica, Volfango ha ricordato al suo produttore che era anche un (bravo) regista, Lillo & Greg funzionavano. E, complice la crisi del sistema cinema, Filmauro si è detta che poteva fare una commedia divertente e redditizia anche senza il baraccone del cinepanettone, costoso e volgare. Una scelta coraggiosa, perché lo zoccolo duro del pubblico natalizio è una realtà, per quanto non ci piaccia ammetterlo, e cercare altrove l’incasso non era una strada facile da prendere.

Ma così è successo e ora, possiamo dirlo, la rivoluzione è riuscita: Natale col boss fa ridere.
Tanto, e bene. Non servono peti, sketch più o meno omofobi, doppi e tripli sensi da osteria. C’è una scrittura che favorisce la comicità di situazione alle gag, la bravura degli attori alla trivialità della battuta, la regia a un racconto visivo sciatto e puramente funzionale. Insomma, Natale col Boss è un film vero, non il solito cinepanettone. E fa ridere, tanto, anche con il cervello acceso.

NATALE COL BOSS, LA RECENSIONE –

Tutto parte da Lillo & Greg sono due chirurghi plastici duri d’orecchio (un camorrista vuole da loro i lineamenti di Leonardo Di Caprio, ma loro capiscono Di Capri), Paolo Ruffini e Francesco Mandelli due poliziotti che hanno visto troppe serie tv e troppo poco la strada, Peppino Di Capri se stesso e un boss (e si dimostra un ottimo attore!), Giulia Bevilacqua la moglie di uno dei due sbirri (e non solo). Insieme costruiscono tre filoni narrativi, almeno, che si amalgano bene in un lavoro di scrittura intelligente e divertente, con momenti surreali deliziosi, dalla citazione di Frankenstein Jr all’unica figura femminile, il m0mento dell’opera che appare come il più vicino al clima da cinepanettone – una donna bellissima con vestiti mozzafiato e fedifraga – che poi invece si rivela la chiave di volta del cambiamento, a partire da una scena d’azione eccellente e inusuale per un’attrice italiana. E la Bevilacqua sa come dar grazia a un personaggio scivoloso, confermando una naturale propensione per la commedia. Lillo & Greg sembrano sempre più vicini, ormai, a quelli della radio e ancora più del teatro, Ruffini e Mandelli si divertono a raccontare una coppia di sbirri improbabile con il loro stile, mai snob e molto efficace (il momento della parodia di Gomorra sarà facile ma fa ridere). Infine, ci sono tanti angoli dell’opera speciali, come la scena con Gianfelice Imparato, interprete meraviglioso anche in un personaggio comico, o il commissario fatto da Enrico Guarneri.

Funziona Natale col boss, ha il ritmo giusto, buone battute e un cineasta che torna a quell’esordio, Come tu mi vuoi, che mostrava un bel talento visivo e la capacità di guardare anche storie normali da lati inaspettati. E il grande merito della rivoluzione del cinepanettone va a lui, che dà una firma totalmente diversa al film, visivamente, così come Lillo & Greg a livello interpretativo. Un trio che mostra di parlare la stessa lingua, che è quella di una commedia che potrebbe avere successo anche oltre Natale e che in questi primi giorni nonostante la corazzata Star Wars e il ritorno di Parenti e De Sica al loro format (e quindi il richiamo della foresta al loro pubblico è stato immediato) sta tenendo botta.
Forse perché anche a livello di incassi, può contare su pubblici diversi. Quelli a cui non dispiace il cinema di genere – e qui c’è il giallo, il boss che vuole cambiare faccia, ma anche l’indagine, per quanto sgangherata -, chi cerca un family novie – non dovete aver paura di portarci i bambini: pochissime parolacce, nessun gestaccio -, e infine chi vuole ridere, ovviamente.

L’impressione è che il destino del cinema commerciale italiano – essenziale per la crescita di tutto il sistema, a livello industriale e creativo – passi per il successo, o meno, di opere come Natale col Boss. Se il pubblico premierà la qualità pop di questo film, allora si potrà cercare il guadagno crescendo anche artisticamente, perché un blockbuster di successo con Lillo&Greg protagonisti e De Biasi alla regi, sarebbe un segnale importante, un’inversione di tendenza rispetto al detto dei produttori “è il pubblico che vuole prodotti bassi e che fanno schifo”. Qui, ridendo e divertendosi, si può dire il contrario.

Al pubblico, dunque, l’ardua sentenza.