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Forza Italia, Brunetta verso il “licenziamento”

Ormai si è stancato anche il Cav. Troppe risse interne. Con un partito “polveriera”, scosso dalla guerra fratricida tra Renato Brunetta e Paolo Romani, anche ad Arcore sono convinti che cambiare i capigruppo sia rimasta l’unica scelta. Anche perché c’è un pezzo del partito già pronto a cambiare casacca, verso i Conservatori e Riformisti dell’ex ribelle pugliese Raffaele Fitto o verso le sponde nazarene di Denis Verdini. «Simul stabunt, simul cadent», avevano spiegato fonti azzurre a Giornalettismo, anticipando come a gennaio Silvio Berlusconi avrebbe concesso il cambio ai vertici. Sia alla Camera, che al Senato, perché “se uno viene portato a “processo”, l’altro deve seguirlo”. I nomi? Si era parlato di Roberto Occhiuto, già intervenuto durante la mozione di sfiducia. E apprezzato dal Cav. Ma ad Arcore, scrive “Repubblica” pensano di affidare l’incarico a una donna: l’ex ministra Mara Carfagna.

BRUNETTA FRONDISTI FORZA ITALIA

BRUNETTA VERSO IL “LICENZIAMENTO”, MA SALTERA’ ANCHE ROMANI –

Con un articolo di Carmelo Lopapa, si spiega come Brunetta – di fatto “commissariato” dopo l’assemblea in cui i frondisti di Vito avevano chiesto la sua testa – sarà destituito presto, per provare a frenare l’esodo dal gruppo:

«Mara, il gruppo ci sta sfuggendo di mano, per la guida avrei pensato a te al posto di Renato Brunetta, che ne pensi? ». Silvio Berlusconi la sua scelta la comunica così alla diretta interessata. Giovedì a pranzo a Palazzo Grazioli con l’ex ministra sono presenti anche i senatori Maurizio Gasparri e Maria Rizzotti. Non tollera più la guerra che si sono dichiarati con tanto di plateali interviste gli attuali capigruppo, Brunetta e Paolo Romani. Una situazione che rischia di alimentare una nuova emorraggia, per altro già in atto. Altri nomi sono dati in uscita. Non solo Renata Polverini alla Camera e Enrico Piccinelli al Senato, entrambi verso l’Ala di Verdini, ma altri si apprestano a seguirli a ruota. I più pessimisti (ma ben informati in Fi) parlano di dieci pedine in ballo, nei due gruppi già ridotti a 54 deputati e 42 senatori. Il nome delle ultime ore è il senatore milanese Emilio Zuffada», si legge.

L’avvicendamento però coinvolgerà anche Palazzo Madama. Anche se si cerca ancora un sostituto di Paolo Romani. Ma quando salteranno? Subito, dopo le feste:

«La situazione non è piu gestibile, non posso sopportare che quei due litighino ogni giorno sui giornali e poi Renato ha più di mezzo gruppo contro, tutti vengono a lamentarsi», si è sfogato. Alla Carfagna si è avvicinato a margine di quel pranzo: «Per me devi fare tu il capogruppo, ti senti pronta?». La deputata non si è scomposta: «Se tu me lo chiedi, sono disponibile ». E Berlusconi a insistere: «Ma ti piacerebbe farlo?» È a quel punto che è intervenuto Maurizio Gasparri: «Presidente, se ti ha detto che è disponibile, più di così…». […] Per scegliere il nome giusto a palazzo Madama, come ha spiegato agli ospiti di giovedì e a quelli di ieri, Berlusconi si prenderà però ancora qualche giorno. Circola quello dello stesso Gasparri, ma è vicepresidente del Senato e di questi tempi, in caso di dimissioni, la rielezione di un forzista sarebbe tutt’altro che scontata».

L’ESODO DA FORZA ITALIA –

Quel che è certo è che il gruppo spinge per una modifica al regolamento che possa permettere una votazione dei capigruppo. E non l’acclamazione, come è sempre stato, anche nel caso di Brunetta e Romani:

Una svolta che nei giorni scorsi gli era stata sollecitata apertamente dalla sola Laura Ravetto. Ma basteranno gli avvicendamenti ai gruppi – che soprattutto a Montecitorio scateneranno le ire di Brunetta e dunque un terremoto – per salvare Forza Italia? […] Chi ancora mantiene un minimo di controllo su sparuti gruppetti di parlamentari (Gasparri sugli ex An, Romani su diversi senatori, come pure Anna Maria Bernini e il coordinatore veneto Marco Marin) sta cercando di salvare il salvabile. Sta di fatto che la stalla è ormai spalancata e i buoi in fuga. Ai parlamentari in uscita per questo terzo o quarto esodo da Fi, si aggiunge in queste ore il nome del senatore Emilio Zuffada, lombardo. A differenza degli ultimi Polverini e Piccinelli (formalmente ancora in Fi ma con un piede in Ala), lui non ha ancora deciso l’approdo. Ma già sulla legge di stabilità vuole muoversi in autonomia. «A settant’anni farei ridere se dicessi di essere corteggiato, però sì, ho buoni rapporti tanto con Verdini quanto con Fitto – ammette – Il dato è la confusione nella quale siamo precipitati in Forza Italia e nei gruppi, siamo stati troppo ondivaghi, il nostro elettorato non capisce ormai la linea. E poi il partito è evanescente, non veniamo coinvolti nelle scelte». «L’impressione conclude sconsolato – è che abbiamo dilapidato un patrimonio di 20 anni», conclude “Repubblica”.