Milano: poliziotti spartivano coi rom i proventi dei furti alla Stazione Centrale. Arrestati

di Maghdi Abo Abia | 17/12/2015

Poliziotti arrestati

Due poliziotti sono stati arrestati a Milano con l’accusa di aver favorito una banda di borseggiatrici operanti alla Stazione Centrale chiudendo gli occhi sui loro furti in cambio di soldi. Se non avessero pagato gli agenti avrebbero fatto portare via i loro bambini, almeno questa era la minaccia. Le indagini sono state condotte dalla polizia ferroviaria e coordinate dal Pm di Milano Antonio d’Alessio.

Poliziotti arrestati
ANSA/GIUSEPPE LAMI

POLIZIOTTI ARRESTATI: PROTEZIONE AI ROM IN CAMBIO DI DENARO

Secondo quanto raccontato dal Corriere della Sera i poliziotti avrebbero garantito ai rom, anche loro arrestati, protezione assoluta per i loro colpi ai danni dei viaggiatori. In cambio avrebbero raccolto parte dei proventi delle rapine. Gli agenti, Cosimo Tropeano e Donato Melella, attualmente ai domiciliari, sono accusati di concussione e falso in atti d’ufficio. I rom arrestati, in tutto 23, sono invece accusati di associazione per delinquere.

POLIZIOTTI ARRESTATI: GLI AGENTI INCASSAVANO TRA I 5.000 E  I 20.000 EURO A SETTIMANA

Secondo l’accusa i due agenti, in servizio al dipartimento Crimini diffusi della Squadra mobile di Milano, incassavano tra i 5 e i 20.000 euro a settimana. Tutto merito dei furti, durati circa un anno, dall’ottobre 2014 fino agli ultimi giorni. Le vittime erano sopratutto viaggiatori stranieri, sopratutto giapponesi e americani, derubati con la scusa di un aiuto a sistemare i propri bagagli. Il colpo più ricco? Il furto di gioielli per 120.000 euro sottratti al passeggero di un treno.

 

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POLIZIOTTI ARRESTATI: «AGENTI ESPERTI DELL’ANTIBORSEGGIO, IL LORO UN TRADIMENTO»

I poliziotti coinvolti, ha spiegato Alessandro Giuliano, capo della Squadra Mobile di Milano, «sono agenti esperti, gente che lavora nell’unità antiborseggio e che conta centinaia di arresti all’attivo. Facevano parte di una sezione che ha dato grandi risultati nel contrasto allo spaccio e alla criminalità predatoria. Se provate, le accuse nei loro confronti sarebbero considerate ben più gravi degli altri reati commessi in questa indagine e il loro sarebbe un tradimento nei confronti delle migliaia di altre persone che svolgono onestamente questo lavoro». (Photocredit copertina ANSA /  MATTEO BAZZI)