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Arrestato Martin Shkreli, l’uomo più odiato del mondo

Martin Shkreli è stato arrestato in seguito a un’inchiesta federale che non ha niente a che fare con le sue attività nel settore farmaceutico, che recentemente lo hanno imposto alle cronache e all’indignazione planetaria.

 

Martin Shkreli

MARTIN SHREKLI IN PRIGIONE –

Martin Shkreli è in giovane uomo d’affari di 32 anni, che dopo aver fondato la Turing Pharmaceuticals ha comprato i diritti su un farmaco vecchio di 62 anni, il Daraprim e ne ha aumentato il prezzo del  5.000% dalla sera alla mattina. la mossa gli ha regalato fama mondiale, anche se negativa, e contro di lui si sono espressi un po’ tutti da Hillary Clinton in giù. Poi un suo concorrente gli ha dato il colpo di grazia, annunciando che venderà a 1 dollaro a pastiglia un prodotto equivalente a quello che lui aveva aumentato da  13 dollari e 50 a pastiglia a 750 dollari. Niente di illegale all’apparenza, e infatti i guai sono arrivati dalla Retrophin, un’altra azienda fondata dal nostro, che dopo averlo cacciato gli ha fatto causa perché sostiene che abia usato il patrimonio societario per retribuire gli hedge fund che lo avevano sostenuto nell’affare. Fondata nel 2011, abbandonata nel 2014 da Shrekli che poi si dedicherà alla Turing Pharmaceuticals e al Daraprim. Anche la Retrophin si comportava come la Turing e fece notizia per aver aumentato il prezzo del Thiola, un farmaco contro una rara complicazione dei calcoli renali, da un dollaro e mezzo a 30.

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LE CONSEGUENZE DI UN’ATTIVITÀ MOLTO DISCUTIBILE –

Shkreli aveva risposto sprezzante alla denuncia di Retrophin, dicendo che per lui sono spiccioli i 65 milioni che gli chiede, ma evidentemente non aveva messo in conto l’ipotesi di essere arrestato, tanto più che ovviamente diceva che le accuse contro di lui fossero del tutto infondate. Il rischio maggiore per lui è comunque che possa essere interdetto dall’amministrare società quotate, un’eventualità che molti considerebbero una benedizione. Non si vede infatti che bene possa fare all’industria e ai consumatori l’azione di «investitori» che non fanno ricerca, ma che si limitano a raccogliere soldi sul mercato per comprare i diritti dei farmaci e poi ne alzano i prezzi alle stelle, taglieggiando i malati in condizione di bisogno.