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Banca Etruria, lo sfogo dell’ex presidente: «La mia coscienza è pulita. Sono sereno»

«Ogni mattina parlo con qualcuno, lassù. La mia coscienza è pulita, io sono sereno. Purtroppo però, davanti a questa montagna di fango, non so quanto tempo passerà prima di riuscire a far chiarezza. E ciò che temo è che sia prima io a passare…». Parla così l’ex presidente di Banca Etruria Giuseppe Fornasari, ai vertici dal 2009 al 2014, in un colloquio con un giornalista del Corriere della Sera sul crac dell’istituto di credito e le relative responsabilità.

 

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«NON È IL PRESIDENTE CHE DECIDE I FIDI» –

Sessantasei anni, ex Azione Cattolica e sinistra Dc, amico dei leader democristiani Ciriaco De Mita e Aldo Moro, Fornasari (indagato dalla Procura di Arezzo per il fallimento) si sfoga oggi respingendo ogni accusa. Dice di aver letto tante «balle» sui giornali e prova a correggerle: «Le ho già spiegate a mia moglie, a mia figlia e ai quattro amici che ho. Vorrei però che sapessero tutti». Sull’indagne a suo carico, spiega:

«Dal febbraio 2014 non ho mai avuto ancora il piacere di vedere il procuratore. Mai interrogato. Nel frattempo è caduta l’accusa di falso in bilancio, è rimasto solo il reato ipotizzato di ostacolo alla vigilanza. Ma quale ostacolo, dico io, se da sempre è tutto scritto e comunicato a chi di dovere? E mi trovo adesso in questa situazione senza aver mai firmato una carta! Perché non è il presidente che decide i fidi. Ad assegnarli è uno speciale organo interno che si chiama ‘Comitato del creditoi e solo per i più ingenti ci pensa l’esecutivo, di cui però non facevo parte».

«NESSUN INCENTIVO AI DIPENDENTI PER PIAZZARE OBBLIGAZIONI» –

Per Fonrasari sarebbero solo «balle» i fidi concessi allegramente agli amici degli amici da Banca Etruria. E i finanziamenti al porto di Caltagirone a Imperia, invece, sarebbero stati decisi dal suo predecessore Elio Faralli. Sulle obbligazioni subordinate, infine, l’ex presidente parlando al giornalista del Corriere afferma:

«Nessun incentivo o premio abbiamo mai promesso ai dipendenti per piazzare i bond. E a pagina 3 del prospetto informativo erano ben evidenziati i rischi. Peraltro io in extremis l’Etruria l’avevo pure salvata. Avevo trovato l’accordo con la popolare di Vicenza e avrebbe fatto contenti tutti: azionisti, risparmiatori, dipendenti. Con 200 sportelli solo in Toscana e la sinergia dell’oro tra Vicenza e Arezzo che avrebbe potuto rilanciare il nostro territorio, dove la crisi economica e i concordati in bianco di Tremonti han fatto saltare i conti della banca. Il mio piano, però, è stato bocciato da chi è venuto dopo. Il salvataggio che c’è stato adesso, però, lo chiamerei in un altro modo: il valore dei crediti deteriorati, i cosiddetti npl, è stato abbattuto dell’85%. Per qualcuno sar à l’affare della vita…».

(Foto di copertina: JEAN-SEBASTIEN EVRARD / AFP / Getty Images)