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Stefano Cucchi, oggi la Cassazione deciderà sulle cause della morte

Stefano Cucchi, è attesa per oggi la sentenza della Cassazione sulle cause della morte, decisione che potrebbe cambiare tutta la storia processuale di questa brutta storia.

LA DECISIONE SULLA MORTE DI STEFANO CUCCHI

Il Messaggero ripercorre le ultime vicende processuali prima della sentenza

Venerdì scorso, il pm ha presentato una richiesta di incidente probatorio per ottenere una nuova perizia medico legale sulla base delle due autopsie e dei successivi accertamenti fatti sul corpo del giovane morto il 22 ottobre 2009 dopo una settimana di agonia. Al registro degli indagati sono stati iscritti i nomi dei carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco (tutti per lesioni personali aggravate e abuso d’autorità), Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini (per falsa testimonianza e, il solo Nicolardi, anche di false informazioni al pm) che dopo l’arresto accompagnarono Cucchi nella Stazione Appia per il fotosegnalamento.

Quella sarebbe stata “la tomba” di Stefano Cucchi, morto dopo una settimana di sofferenze con una grave frattura al lombare, secondo l’accusa per un grave pestaggio avvenuto proprio fra quelle mura.

Una versione dei fatti che si scontra apertamente con quella sostenuta per anni dalla Procura e quindi dalla Procura generale presso la Corte di appello che ha presentato il ricorso che si discute oggi. Ovvero, che a pestare Cucchi sarebbero stati gli agenti della penitenziaria prima dell’udienza di convalida (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici). Su questo primo punto la decisione dei supremi giudici potrebbe allinearsi con la Procura o divergere completamente: se per gli agenti della penitenziaria sarà confermata l’assoluzione, l’inchiesta in corso sarà ulteriormente “legittimata” mentre un annullamento con rinvio renderebbe il quadro perlomeno caotico.

In soldoni: se la Cassazione annullerà con rinvio

sarebbe ancora possibile sostenere che i carabinieri picchiarono il giovane fermato per spaccio, ma non al punto di causarne la morte. Se invece confermeranno l’assoluzione, per gli uomini dell’Arma l’accusa di omicidio sarebbe quasi automatica