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Salvatore Cuffaro: «Basta politica, andrò in Burundi a curare chi ha bisogno»

L’ex governatore della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro esce dal carcere dopo aver scontato la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento a Cosa Nostra e non si sottrae alle domande dei giornalisti che lo attendevano fuori Rebibbia.

“ANDRO’ IN AFRICA” –

“Ha detto che la politica fa parte della sua vita passata – ha annunciato all’Adnkronos il legale – è stata una bellissima esperienza che non rinnega ma adesso si dedicherà alla famiglia e al volontariato”. “Cuffaro – ha spiegato Montalbano – si recherà in Burundi per lavorare nell’ospedale realizzato dalla Regione Sicilia e si occuperà dei detenuti”, ha aggiunto. Cuffaro, che ha ribadito la sua innocenza, non “mette in discussione la sentenza a suo carico – ha sottolineato l’avvocato – guidato dal rispetto per le istituzioni da uomo delle istituzioni qual è. E’ stato un detenuto modello”.

FAMILIARI E AMICI –

A raccontare l’inizio della nuova vita di Totò Cuffaro è Lara Sirignano, che sul Messaggero racconta

Maglioncino blu, camicia e il volto smagrito di chi ha perso più di trenta chili, porta con sé le oltre 14mila lettere ricevute da chi ha continuato a stargli accanto. «Come Antonella – racconta ai cronisti – che mi aveva promesso di scrivermi ogni giorno e così ha fatto». Conserva i messaggi ricevuti in grosse scatole che i familiari – il figlio Raffaele e i fratelli Giuseppe e Silvio – caricano a fatica sul van che lo condurrà a casa. Prima tappa Palermo, poi Raffadali, suo paese d’origine, per vedere la madre ammalata che il magistrato di sorveglianza gli ha negato di incontrare un anno fa. «Nella mia coscienza sono innocente, sono andato a sbattere contro la mafia – dice – Certo, ho fatto degli errori, ma, a differenza di altri, li ho pagati e ora credo di avere il diritto di ricominciare».