Turchia, ancora condanne assurde ai giornalisti

di Redazione | 11/12/2015

Sevgi Akarçeşme è stata condannata insieme ad altri due colleghi per aver insultato il premier turco Davutoğlu. Nessuno dei tre però sembra averlo in effetti insultato, ma la condanna è arrivata comunque, com’è accaduto a tanti tra i loro colleghi. La Turchia non è un paese per giornalisti.

 

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CONDANNE ASSURDE PER TUTTI –

Sevgi Akarçeşme è stata condannata a un anno e cinque mesi, mentre  Bülent Keneş (in copertina) e Celil Sağır, già direttore e vice di Today’s Zaman, hanno invece preso un anno e due mesi. Non è chiaro perché Akarçeşme abbia ricevuto una pena più pesante, tanto più che a suo carico non sembrano esserci insulti diretti al primo ministro, tanto che tra le prove a suo carico è stato presentato anche un tweet da lei ricevuto in risposta. La pena è stata poi sospesa per 5 anni, durante i quali i 3 rischiano di dover scontare la pena se incorreranno nello stesso reato. Keneş, già dimessosi,ha già sulle spalle una condanna a 21 mesi per aver «insultato» il presidente Recep Tayyip Erdoğan dandogli del bugiardo.

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LA TURCHIA E I GIORNALISTI IN GALERA –

Accuse talmente inconsistenti che la Procura aveva preso le difese dei giornalisti, ma non è bastato. I tre si vanno così ad aggiungere alle migliai di giornalisti turchi denunciati e alle decine già in carcere per merito di denunce del genere da parte degli uomini del partito di Erdogan, che usano il codice e la compiacenza di parecchi giudici per intimidire e silenziare i critici.

 

 

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