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Salva-banche, storie di chi ha perso tutto

Il cosiddetto decreto Salva-banche ha portato all’azzeramento dei crediti di circa centomila obbligazionisti delle piccole banche. Roberta Amoruso per il Messaggero, ha ascoltato le testimonianze dei risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara che sono stati colpiti duramente dal provvedimento.

«Il cliente di sempre – si legge – andava a trovare il direttore o il consulente che conosceva a memoria conto corrente o risparmi blindati in Bot e in Cct ed ecco che spuntava la proposta»

«Perchè non puntare su prodotti della banca e strappare 1,5%-2% in più di rendimento?». Del resto Banca Etruria non è una banca qualsiasi: è una banca popolare, di quelle radicatissime sul territorio, nel Centro Italia, con sede centrale ad Arezzo, e filiali ad ogni angolo, in tutti i rioni. Andare in banca era un po’ come andare in chiesa, la fiducia nel direttore non era in discussione e le carte si firmavano senza troppe domande. Anche perchè molti non sapevano nemmeno cos’era un bond subordinato. Sapevano che era di Banca Etruria, di cui in molti casi si sentivano anche padroni con due o tre azioni da esibire in assemblea. Era una questione «di affettività» affidare il gruzzoletto in banca. E anche chi bussava per un prestito non faceva troppe storie se gli si chiedeva anche di sottoscrivere azioni o bond. Adesso si trovano in mano solo carte.

I NUMERI –

A rimanere con un pugno di mosche non sono stati pochi sprovveduti. «Cifre ufficiali non ce ne sono – spiega Amoruso – ma il consenso parla di 105.000 azionisti a cui si affiancano almeno 10.500 obbligazionisti (350 milioni persi su oltre 800 milioni) tra i piccoli risparmiatori travolti dalla «risoluzione» di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara. Certo, sui patacca-bond hanno puntato anche investitori istituzionali e qualche privato con il vizio della speculazione»

LE STORIE –

Ma qual è il profilo dei correntisti a cui sono stati proposte queste obbligazioni ad alto rischio?

«Nel 95% dei casi sono piccoli risparmiatori tutti con bond subordinati, molti hanno emissioni del 2006, ma i casi più clamorosi riguardano i bond di fine 2013, quando la banca era già sotto ispezione di Bankitalia». Nel mirino dei consumatori, c’è la questione del profilo di rischio. «Sono tutti pensionati. Davvero hanno il profilo finanziario adeguato a quesi bond subordinati?», dice Ferrari. Di questo si accusano ora le banche. E anche Bankitalia e Consob sono chiamate in ballo

La posizione di Bankitalia è chiara: lo stop dell’Unione Europea al fondo interbancario ha evitato effetti molto più «devastanti». Affermazione che certo non consola chi ha perso tutto. Come ad esempio gli

eredi dell’ex sacerdote che a 92 anni ha trasferito nel 2013 ben 50.000 euro nei bond incriminati. E la signora di 80 anni, anche lei di Arezzo, aveva 80 mila euro in Bot e Cct prima che fosse convinta a puntare sulle obbligazioni. Con il salvabanche sono sfumati anche gli oltre 100.000 euro di liquidazione di Alessandro Vergati, ex dipendente Etruria ora in pensione. Scottato come Pasquale Marino, ex consigliere comunale di Forza Italia, o l’imprenditore, Vincenzo Apicella, che avrebbe portato via i suoi 40.000 euro, se non fossero stati vincolati

BANCA MARCHE –

A Banche Marche la storia era piuttosto simile

Giuseppa Minozzi, 75 anni, maceratese ha perso 35.000 euro in azioni ricevute in eredità dal marito operaio. Avrebbe dovuto ascoltare le due figlie, che premevano perchè vendesse, ma la banca l’aveva sempre rassicurata fino a farle sottoscrivere l’ultimo aumento di capitale nel 2012, «spinta dai responsabili della nostra filiale». Stesso copione per Giacomo Frattesi, il tecnico della Angelini Farmaceutica di Falconara: brindava alle assemblee, ma ha perso tutto delle azioni ereditate dal padre. Carlo Clementi di Jesi, ha perso i titoli, ma anche le obbligazioni sottoscritte perchè «rassicurato. Ci dicevano che l’attività dei commissari avrebbe risollevato le sorti della banca». Esattamente come Giancarlo De Mattia, architetto maceratese in pensione, vedovo, due figli, «con problemi familiari» che contava di affrontare con i 30.000 euro ora sfumati.