Maria Belmonte ed Elisabetta Grande: storia di una madre e una figlia senza ancora un funerale

di Redazione | 09/12/2015

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Maria Belmonte ed Elisabetta Grande non hanno ancora una sepoltura: madre e figlia scomparvero nel 2004 ed i loro corpi furono ritrovati solo otto anni dopo, nell’intercapedine della loro casa, in una stanza da letto della loro villetta di Castel Volturno. L’istanza di opposizione alla richiesta di restituzione dei resti presentata dai legali difensori di Lorenzo Grande, fratello di Elisabetta e zio di Maria è stata avanzata in questi giorni dall’unico indagato per la soppressione dei corpi, Domenico Belmonte, medico ed ex dirigente del reparto sanitario del carcere di Poggioreale a Napoli. Belmonte, padre di Maria e marito di Elisabetta non risultò l’unico indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Al tempo con lui fu iscritto anche l’ex marito della Belmonte, Salvatore Di Maiolo.

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Maria Belmonte

MARIA BELMONTE, ELISABETTA GRANDE E IL TRASLOCO A CASTEL VOLTURNO

– La storia di Elisabetta e Maria è ancora avvolta nel mistero. Inizia una ventina di anni fa, quando Domenico, all’epoca direttore sanitario del penitenziario, decise di trasferire la famiglia nella loro casa di vacanza a Baia Verde, Castel Volturno. La moglie, un’insegnante in pensione originaria di Catanzaro e la figlia, con un matrimonio fallito alle spalle, provarono invano ad avviare una attività commerciale mentre Domenico faceva su e giù dalla villetta all’altra abitazione nel centro storico di Napoli.
Dal 2004 si persero le tracce delle due donne. Il dottor Belmonte in tutti questi anni ha sostenuto l’allontanamento volontario, mantenendo i contatti con l’ex genero. In tutti questi anni Belmonte lasciò immobile, in giardino, la macchina della moglie e uscì pochissimo se non per curare il giardino. Qualcuno però non si arrese mai alla sua versione dei fatti.

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– Lorenzo Grande, fratello di Elisabetta, fece denuncia alla questura di Caserta, per poi coinvolgere la trasmissione “Chi l’ha Visto?”. Si scava, si indaga, fino al 13 novembre 2012, quando gli uomini della polizia scientifica trovarono in un’intercapedine della villetta a Castel Volturno i corpi delle due donne. Il dottor Belmonte fu condotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. I resti, senza alcun segno di violenza, sono stati trovati, adagiati l’uno accanto all’altro, in un’intercapedine realizzata sotto il pavimento dell’abitazione. Secondo la perizia eseguita dal dottor Francesco Introna, anatomopatologo di Bari, madre e figlia si sarebbero suicidate. Nel referto si parla di ingestione di Lormatazepan, un farmaco usato per alleviare i disturbi del sonno. Domenico, sotto arresto, negò sempre. Scriveva su Repubblica Conchita Sannino:

Gli manca il giardino, nella cella del carcere di Santa Maria Capua Vetere. «Io non ho mai sentito nessun odore provenire dalla camera d’aria che stava sotto al pavimento. Comunque, ho fiducia nella giustizia, capiranno che dico la verità. Diteglielo che io passo molto tempo in giardino. Spesso me ne resto lì a pensare». Il 72enne Francesco Belmonte, accusato di aver sequestrato, ucciso e nascosto i cadaveri della moglie Elisabetta Grande e della figlia Maria, incontra il suo avvocato, il difensore d’ufficio Rocco Trombetti. E continua con la sua surreale tesi: una negazione a oltranza. «Devono fare sempre la prova del Dna sui resti. Mica è sicuro che quegli scheletri appartengano davvero a mia moglie e a mia figlia». Nega anche ciò che è stato riferito agli atti da una testimone sentita a Fondi, R. O., compagna di degenza nel 2003, in una clinica psichiatrica abruzzese, della figlia Maria: la donna racconta che Maria le aveva confidato di abusi subiti in giovanissima età, e di come volesse farla finita, addirittura arrivando a chiedere a quella compagna di stanza «di iniettarle una dose letale di insulina» che Maria asseriva di essersi già procurata a quel fine. Non solo: sempre stando alle parole della teste, Maria avrebbe detto che quella fine l’avrebbe suggerita anche a sua madre

ELISABETTA GRANDE, MARIA E DOMENICO BELMONTE A PIEDE LIBERO

Sempre secondo il documento dell’anatomopatologo furono trovate tracce di acido muriatico, topicida, DDT, e calce che secondo Introna sarebbero state utili “a lavare ripetutamente le salme”. Non solo: dopo 23 giorni di detenzione Belmonte fu scarcerato. Secondo i difensori dell’uomo non sussistevano nè i gravi indizi di colpevolezza nè le esigenze cautelari. Il medico, sottolinearono gli avvocati Carlo De Stavola e Rocco Trombetti, non si allontanò mai dalla sua abitazione, neppure dopo l’interesse di “Chi l’ha visto?”. Senza modifiche al proprio stile di vita come avrebbe quindi potuto reiterare il reato? A piede libero anche l’ex compagno della figlia che strinse un rapporto stretto con il suocero nell’ultimo periodo di vita delle due donne. Le due donne sono morte per la dose massiccia di farmaci. E in quella perizia si sottolinea come «nulla è possibile affermare con criterio di certezza sui tempi di assunzione o somministrazione delle sostanze rilevate».

(Credits Chi l’ha Visto. Uff. Stampa Rai)