Unioni Civili
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Unioni civili, salta la stepchild adoption?

Unioni civili:

di fronte all’opposizione dei centristi e di Ncd, così come ai mal di pancia nell’area cattolica del Pd, il governo sembra orientato a far saltare la stepchild adoption (l’adozione del figlio del convivente, l’unica che nel testo del Ddl Cirinnà era consentita, ndr) pur di accelerare l’approvazione del provvedimento. A riportarlo è il quotidiano “La Repubblica“, con un articolo di Giuseppe Alberto Falci.

Unioni civili
ANSA/ ANGELO CARCONI

UNIONI CIVILI, VERSO LO STRALCIO DELLA STEPCHILD ADOPTION –

Secondo quanto riporta il quotidiano, l’adozione del figlio del partner da parte dell’altro convivente, rischia così di saltare:

«Se fino a qualche a giorno fa era soltanto una ipotesi — frutto dei contrasti con i centristi di Angelino Alfano — oggi è sempre più la linea ufficiale del Pd. Tutto infatti volge verso questa direzione. E l’appello lanciato delle femministe di Senonoraquandolibere, «per chiedere al all’Europa di mettere al bando la pratica dell’utero in affitto», è un ulteriore indizio che avvalora questa linea. Da qualche settimana, infatti, un gruppo ristretto di lavoro, composto da dieci fra deputati e senatori del Pd — che rappresentano tutte le anime del Nazareno — si riunisce informalmente nel tentativo di sbloccare l’impasse e portare all’approvazione il testo, incardinato l’ottobre scorso a Palazzo Madama. Gli incontri entreranno nel vivo all’indomani del via libera alla legge di stabilità. Ma nelle ultime ore sarebbe emersa una strategia, che secondo i più potrebbe risultare vincente. L’ipotesi forte, infatti, è quella di approvare il testo Cirinnà, eliminando tutti i riferimenti al codice civile che riguardano il matrimonio. E, soprattutto, accantonando la stepchild adoption. In questo modo la parte sulle adozioni sarà rinviata ad un disegno di legge ad hoc».

L’ipotesi è considerata più che una possibilità anche in casa renziana:

«Credo si possa giungere a una soluzione utile per tutti. Non è quindi peregrino pensare a uno stralcio della stepchild adoption», mette a verbale la senatrice renziana Rosa Maria Di Giorgi. Una mossa che serra i ranghi della maggioranza. Sotto traccia senatori e deputati di rito alfaniano lasciano trapelare: «Se fosse così noi non potremmo più dire alcunché, e voteremmo la legge». Stesso discorso vale per chi, come Carlo Giovanardi, rappresenta l’anima più conservatrice del parlamento. «Se l’obiettivo è quello di cancellare ogni forma di eventuale discriminazione e di garantire i diritti alle coppie omo ed etero sessuali che non vogliono o non possono accedere al matrimonio previsto dall’articolo 29 della Costituzione, il consenso in Parlamento è pressoché unanime».

Il ddl Cirinnà senza step child adoption potrebbe ottenere il via libera anche da una parte di Forza Italia. Sul tema dei diritti Lgbt il partito è diviso, tanto che Berlusconi – stanco delle beghe interne – ha preferito lasciare libertà di coscienza.