Matteo Renzi e il suo pantalone con orlo da “giovane”

di Dea Petronius | 04/12/2015

Matteo Renzi orlo pantaloni

Ogni occasione è buona per raccontare il renzismo all’opera, “live” il più possibile, soprattutto per gli internauti ammalati di politica ed attualità che passano le giornate online. Quindi ecco comparire sul Corriere.it un’intera gallery sull’orlo definito “giovane” del nostro Primo Ministro, sfoggiato durante l’incontro con il Presidente della Repubblica delle Filippine.

Ovviamente l’approccio è allusivo, si cerca di sottolineare la caduta di stile del Presidente Renzi, ma non è così. Osservate soprattutto la foto vicino al Generale (chi sia non è dato saperlo), il Premier italiano vince. L’orlo per un pantalone maschile è da sempre un argomento delicato, ahinoi, e spesso con fraudolenta noncuranza molti uomini optano, nel dubbio, per abbondare. L’effetto è devastante. Si finisce per apparire come appena rimpiccioliti dentro i propri pantaloni, come se si fosse ricevuta una martellata in testa che ha accorciato le gambe dello sventurato.

Il pantalone maschile deve toccare la scarpa, senza coprirla e deve avere il risvolto di almeno 5 centimetri, sempre. Perché allora però i pantaloni del nostro Presidente ci fanno sorridere (ad una prima occhiata distratta)? per due motivi.

Il primo è che oggettivamente sono troppo sopra la scarpa e, in questo senso, non aiuta la scelta del calzino chiaro (perché?!) ed il secondo è che, sempre in ambito di regole ferree da non sottovalutare mai, la larghezza finale deve essere lunga più o meno la metà del proprio piede. Un uomo medio che calzi un 42/43, deve avere un pantalone che va a “morire” sui 21cm, al massimo sui 20.

In effetti qui Renzi ha optato invece per qualcosa di più stretto, creando un effetto leggins che non lo aiuta, soprattuto se tiene le mani in tasca. Il voto però è nel complesso più che sufficiente.

(credits Photo Copertina Foto Roberto Monaldo / LaPresse)

 

Chi è il nostro Petronius? – Marco De Amicis è un giornalista italiano. Nato negli Abruzzi nei primi anni settanta è cresciuto a Bologna osservando un nonno commendatore fare colazione tutti i giorni in giacca e cravatta. Arrivato a Roma troppi anni fa, esercita l’arte del bien vivre in rassegnata solitudine.