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Quando l’Australia mise un freno alle armi

Nel 1996 il giovane Martin Bryant uccise 35 persone a Hobart, la capitale della Tasmania, spingendo il governo dell’Australia a varare una legge che ha limitato il possesso delle armi e che negli anni si è dimostrata capace di far crollare anche il numero delle persone uccise da armi da fuoco ogni anno. Una lezione che torna d’attualità negli Stati Uniti all’indomani della strage di San Bernardino.

Il bed and Breakfast dal quale partì l'attacco di Martin Bryant
Le rovine dell’edificio dove si era asserragliato Martin Bryant dopo la strage

 

LA REAZIONE DELL’AUSTRALIA DOPO UN MASSACRO –

Quella di Martin Bryant è stata per le sue dimensioni la terza strage di questo genere commessa nella storia da un solo uomo, dopo quelle del norvegese Anders Breivik e del sudcoreano Woo Bum-kon nell’ormai lontano 1982. Bryant consumò il suo capolavoro dentro e attorno la città di Hobart, tranquilla capitale della tranquillissima Tasmania, uccidendo 35 persone e ferendone 23, ma soprattutto riuscì a sconvolgere l’intera Australia, tanto che alla strage il paese reagì con una legge molto più restrittiva sul possesso delle armi.

I NUOVI LIMITI AL POSSESSO DELLE ARMI –

Le nuove leggi, impropriamente definite una messa al bando delle armi da fuoco, in realtà vietano solo le armi quali i fucili a ripetizione e le armi semi-automatiche, per il resto hanno introdotto la registrazione obbligatoria per ogni arma, la necessità di un’autorizzazione per i venditori, e nuovi limiti al porto d’armi. Gli australiani possono acquistare un’arma solo dichiarandone un uso ammesso, sia per sport, caccia o per motivi professionali, la semplice «difesa personale» non è un motivo. Il porto d’armi poi è da rinnovare ogni 5 anni e può essere revocato a discrezione della polizia qualora tema che il titolare possa diventare pericoloso. L’Australia ha anche promosso un programma di riacquisto delle armi proibite e, anche se si stima che molte siano rimaste in circolazione illegalmente, ne ha distrutte più di 700.000. L’anno successivo anche la Gran Bretagna introdusse misure simili a seguito del massacro di Dunblane, ma nel Regno Unito c’erano molte meno armi in circolazione (il buy-back ne recuperò 160mila) ed è forse per questo che non si è registrata la spettacolare riduzione delle vittime delle armi da fuoco osservata invece in Australia. Tuttavia anche in Gran Bretagna l’introduzione di queste misure ha coinciso con il termine delle grandi stragi.

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QUANTE VITE SI SALVEREBBERO NEGLI STATI UNITI?

Nei dieci anni antecedenti l’introduzione delle nuove misure, ogni anno sono morte in Australia dalle 500 alle 700 persone, numero che è crollato immediatamente a 300 per poi stabilizzarsi intorno a 200 negli anni successivi, dimostrando che la scelta ha risparmiato all’Australia qualche centinaio di vite all’anno. Facile immaginare che in un contesto come quello degli Stati Uniti il risparmio in vite umane sarebbe enormemente superiore, visto che le persone uccise per qualsiasi motivo da armi da fuoco  superano stabilmente la spaventosa cifra di 30.000 (trentamila) ogni anno.