Centro Baobab, tutta la storia

di Redazione | 04/12/2015

migranti piano ue

Perché il Centro Baobab di Roma ha ricevuto quello che – denunciano gli attivisti, gli animatori del centro, i militanti – è un vero e proprio avviso di sfratto da parte del dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma? Sono minuti di tensione in tutte le reti di Roma che si occupano di solidarietà e di accoglienza di migranti e che negli ultimi mesi, nei giorni in cui la Capitale si era trasformata in uno snodo fondamentale per il transito di immigrati in viaggio verso le destinazioni del nord Europa, hanno garantito che la città potesse non soffrire eccessivamente per l’arrivo continuo di migranti e transitanti.

CENTRO BAOBAB, TUTTA LA STORIA DEL CUORE DELL’ACCOGLIENZA A ROMA

Ieri al centro Baobab gli attivisti e i volontari hanno convocato una conferenza stampa per illustrare i termini dell’avviso di sfratto che gli è pervenuto dal Comune: il centro, avvisa il Campidoglio, sarà svuotato entro la fine della settimana. Non è chiara la motivazione concreta: ci sarebbe un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria che impone la restituzione dei locali al proprietario, il Comune inizialmente si sarebbe richiamato a questa esigenza, virando poi su “motivazioni di ordine pubblico”; il centro, comunque, ha l’agibilità garantita fino alla fine dell’anno e i volontari non si spiegano l’accelerazione che ha spinto Roma Capitale a imporre con questa velocità lo sgombero dei locali. “Noi da qui non usciamo fino a che non verranno ricollocati tutti i migranti presenti e fino a che non verrà trovata una soluzione stabile anche per il futuro”, è il messaggio che è uscito, ieri, dall’assemblea del centro di Via Cupa. Il Baobab ha 200 posti di capienza, da molti anni è sostanzialmente cogestito da volontari italiani e migranti che con il corso del tempo hanno trovato nella struttura un rifugio sicuro, e nei giorni più pesanti dell’emergenza dei migranti nei mesi scorsi è arrivato ad offrire sistemazione anche ad 800 persone.

Molte di esse erano quelle che si erano accampate nei piazzali della stazione Tiburtina, o vicino a Ponte Mammolo, senza sapere dove altro andare; migranti ammassati eppure accolti, in situazione di grande disagio e difficoltà, spesso senza servizi adeguati e sopratutto senza finanziamenti di nessun genere da parte del settore pubblico: il Baobab era diventato l’epicentro della solidarietà romana, con anche l’elemosiniere di Papa Francesco a garantire giornalmente latte, biscotti e pasta. L’avviso di sgombero di questi giorni è l’ultima di una serie di tensioni, simboleggiate con il blitz antiterrorismo nei locali del Baobab effettuato alla fine di novembre.

Una sessantina tra carabinieri e agenti di polizia sono arrivati al centro verso le 6.30 del mattino bloccando la strada con due mezzi blindati. Poliziotti e militari, anche in tenuta antisommossa e con unità cinofile, sono entrati nel dormitorio per un “censimento” scattato nei giorni dell’allerta sicurezza. L’operazione, spiegano infatti da San Vitale, rientra nel piano per il Giubileo previsto dall’ordinanza firmata dal questore Nicolò D’Angelo. I volontari che gestiscono il centro raccontano che le forze dell’ordine hanno separato chi possiede documenti in regola da chi non ne ha, per portare questi ultimi all’ufficio immigrazione. In tutto sono 23 i migranti, tra cui eritrei, etiopi e magrebini, caricati su un autobus e portati in via Patini. “C’erano anche i cani antidroga – spiega Davide, un volontario – ma non hanno trovato nulla”.

Per il prefetto Franco Gabrielli l’azione al Baobab era da qualificarsi come “uno dei tanti interventi” in vista del Giubileo della Misericordia di Papa Francesco. Sembra adesso che, sicurezza o non sicurezza, il Baobab dovrà chiudere.

Che fine faranno i migranti che vengono ancora ospitati dal centro di via Cupa? Ad Internazionale uno dei coordinatori del centro ha affermato che le autorità abbiano l’intenzione di sigillare la struttura entro il 4 dicembre: i volontari hanno dormito questa notte nel centro e sono intenzionati a rimanere operativi ad oltranza. La principale preoccupazione dei militanti, ora, è quella di chiarire la redislocazione dei migranti ospitati dalla struttura: su questo è stato il commissario capitolino Francesco Paolo Tronca a parlare in prima persona, garantendo che nessuno sarà lasciato indietro.

Il Commissario straordinario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca, precisa che non verrà disposto alcuno sgombero dello stabile con richiesta di impiego della forza pubblica, e che a tutte le persone ospitate attualmente all’interno della struttura verrà offerta un’adeguata sistemazione alloggiativa. Relativamente a quei casi che, rifiutando le sistemazioni proposte, continuano a abitare nella struttura, si fa presente che comunque l’amministrazione dovrà procedere alla riconsegna dell’immobile alla proprietà. Nei confronti di tali persone, il Commissario Tronca, mantenendo l’impegno di coniugare le esigenze di legalità e solidarietà, intende portare avanti l’opera di ascolto e dialogo affinché ad ogni ospite sia offerta l’opportunità di una dignitosa soluzione alloggiativa

Non sembrano esserci margini, dunque: l’immobile deve essere riconsegnato alla proprietà. La parola chiave del comunicato sembra essere “dignitosa”: in altre occasioni i migranti del Baobab sono stati ricollocati in altre strutture, dalle quali hanno scelto di ritornare a via Cupa perché si trattava di luoghi “senza bagni”, fatiscenti, o addirittura “con le finestre murate”: è il caso del Ferrhotel, il centro delle Ferrovie dello Stato che una volta ospitava i ferrovieri, che a fine giugno stava iniziando a venir approntato dal Comune di Roma, prima del collasso della giunta Marino. Per i soggetti più disagiati attualmente al Baobab, donne e bambini, è pronto un posto a via del Frantoio, al Tiburtino III: per tutti gli altri, non si sa.

(foto Ansa/Percossi)