La cella di un carcere
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Detenuto picchiato in carcere, i secondini: «Le botte ti serviranno. Qui la Costituzione non vale»

«Se la Costituzione fosse applicata alla lettera questo carcere sarebbe chiuso da vent’anni. In questo carcere la Costituzione non c’entra niente…». È questa una delle affermazioni choc di uno degli agenti di polizia penitenziaria registrati da un detenuto marocchino,  Rachid Assarag, 40 anni, ora recluso a Parma, vittima della violenza dei secondini. Rachid sarebbe stato anche seviziato, da 4 guardie, con la stampella alla quale si appoggiava per camminare.

 

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DETENUTO PICCHIATO IN CARCERE A PARMA, LE FRASI CHOC –

La storia viene raccontata da Maria Novella De Luca su Repubblica:

«Brigadiere, perché non hai fermato il tuo collega che mi stava picchiando?». «Fermarlo? Chi, a lui? No, io vengo e te ne do altre, ma siccome te le sta dando lui, non c’è bisogno che ti picchio anch’io».
Botte. E ancora botte. Sevizie. Perché con i detenuti, parole di agente penitenziario, «ci vogliono il bastone e la carota». Un giorno di pugni e l’altro no, «così si ottengono risultati ottimi». E la paura tiene buoni. Lividi, percosse, le ossa rotte, inutile nascondersi sotto la branda. Tanto «il detenuto esce dal carcere più delinquente di prima», e, dice ancora il brigadiere, «non perché piglia gli schiaffi, ma perché è proprio il carcere che non funziona».
La registrazione è così nitida da far sentire il freddo sulla pelle. Chi parla è Rachid Assarag, detenuto marocchino quarantenne, che sta scontando una pena di 9 anni e 4 mesi nelle carceri italiane. E chi risponde sono gli agenti, ora di un penitenziario ora di un altro. La conversazione è una testimonianza agghiacciante di quanto succede nei nostri istituti penitenziari. Dove il detenuto Rachid (condannato per violenze sessuali) viene ripetutamente picchiato e umiliato dagli agenti addetti alla sua custodia.

(Foto di copertina da archivio Ansa)