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Je suis Pulcinella. Mentana dimostra che i napoletani sono stranieri in terra italiana

Immaginate un direttore di tg interista battibeccare con Idris, il mitico tifoso juventino scoperto da Fabio Fazio a Quelli che il calcio, e dirgli “Negro, stai calmo”.

Immaginate un direttore di tg interista zittire Zvonimir Boban in un dibattito calcistico apostrofandolo con uno “Zingaro, stai calmo”.

Immaginate un direttore di tg interista che dopo una partita contro la Lazio e polemizza con Igli Tare, rispondendogli “zitto te che sei venuto con il barcone dall’Albania”.

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Stiamo giocando, ovvio, ma neanche tanto. Perché il disprezzo con cui Chicco Mentana zittisce Raffaele Auriemma a Tiki Taka, non è molto lontano da questi insulti. Certo non gli dà del terrone o del camorrista, è vero, ma quel “Pulcinella”, che nasce solo ed esclusivamente dalla provenienza del suo interlocutore, è un epiteto razzista. E’ come dare del “cioccolatino” a Idris, per intenderci. Per quanto mi riguarda, a dirla tutta, più spiacevole di “negro”. Più subdolo, più umiliante.
Dare della maschera, del pagliaccio in diretta tv è un segnale avvilente di cosa sia questo paese. Di come un grande giornalista – tutti lo definiscono tale – possa permettersi una caduta di stile degna di una commediaccia di serie B, senza apprezzabili reazioni.

E’ vero, io sono di origini napoletane. Ma ci tengo a sottolineare che nelle mie due ospitate a Tiki Taka – sì, ci sono passato anche io, senza apostrofare necessariamente i milanesi dandogli del “pistola” o del “pirlotto” – non ho litigato con gli interisti (eppure la prima volta era dopo un Napoli-Inter 4-2), ma proprio con il telecronista tifoso di Mediaset Premium. Non mi sento rappresentato da lui, da un modo spesso folkloristico che ha di porsi, da certe prese di posizione, persino dal fatto che scriva per un quotidiano, Tuttosport, che non di rado ha mancato di rispetto alla città partenopea (recuperate la prima pagina della Napoli-Juve rinviata per maletempo). Ma sono sempre riuscito a parlarci argomentando e non insultando, e di sicuro non ho la cultura e l’esperienza di Mentana. E lui ha fatto lo stesso con me.

Non voglio creare un caso da una baruffa chiozzotta, per carità. Quella di Mentana è una battuta infelice, punto. Ma è indicativa, illuminante, di come il napoletano non sia considerato alla stregua degli altri italiani, un clandestino in patria. Non potresti mai insultare nessun altro con la leggerezza che si è permesso Super Chicco, con quella sufficienza, con quel disprezzo. Che era etnico, era chiaramente nel confronto del napoletano e non del giornalista. Poi, per carità, noi napoletani abbiamo tanta di quella ironia che ai cori vergognosi che ora chiamiamo discriminazione territoriale – anche loro spesso derubricati a “cose da stadio” – rispondiamo che “il Vesuvio è la terra che amiamo e dell’eruzione ce ne freghiamo”. Ma rimane il fatto che il pubblico della trasmissione non si è indignato – quello non napoletano, almeno – e anche gli ospiti han fatto finta di nulla.
E così ora l’Italia sorride del buon Mentana e di quella che al massimo viene definita “gaffe” e nessuno difende Auriemma.
E allora, nonostante non corra buon sangue tra noi, caro Don Rafé – ma sì, dai, ti do lo stesso soprannome del tuo odiato Benitez – io sto dalla tua parte. Perché mentre tu parlavi e esponevi le tue ragioni, un collega ti liquidava con un insulto squallido e avvilente (e non provate a dirmi che Pulcinella è una maschera nobile: noi lo sappiamo, ma lui non l’ha usato in questo senso). E il razzismo è (anche) questo: non riconoscere gli stessi diritti a un tuo pari, solo per la sua provenienza. Non ritenerlo degno di parlare con te.

Je suis Pulcinella. Perché Napoli va rispettata. Capito, Meneghino? Quello che deve star calmo, e magari riflettere su ciò che dice, sei tu.