Il bombardamento più sanguinoso di Putin sulla Siria

di Redazione | 30/11/2015

Russia bombardamenti Siria

Russia bombardamenti Siria

, i caccia mandati da Putin avrebbero ucciso tra le 18 e le 40 persone in una città al nord della Siria. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani si tratterebbe del raid più sanguinoso condotto dall’inizio dei bombardamenti della Russia, iniziati a fine settembre, e intensificati dopo l’attentato dell’ISIS che ha ucciso i 224 passeggeri del volo Metrojet partito dall’Egitto per San Pietroburgo.

PUTIN RAID SIRIA

– La città siriana di Ariha, che si trova nella provincia di Idlib, è stata colpita da un massiccio attacco dell’aviazione russa. Le bombe lanciate dai caccia di Mosca hanno ucciso decine di persone, secondo fonti siriane. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha indicato un numero di almeno 18 morti, mentre una pagina Facebook chiamata Ariha Today ha comunicato un bilancio più grave, 40 persone uccise. Le bombe sarebbero state lanciate dall’esercito russo, anche se non è chiaro quale fazione ribelle sia stata colpita. La città di Ariha è controllata da un gruppo di ispirazione sunnita opposta all’alleato di Putin Bashar Assad, ma al momento non si sa a chi sia affiliato nella rivolta contro il regime di Damasco. Come rimarca Handelsblatt, si tratterebbe del bombardamento con più vittime effettuato dalla Russia dall’inizio della sua campagna militare contro il terrorismo in Siria, rivolta tanto contro l’ISIS quanto contro i gruppi ribelli avversi ad Assad. Ad Ariha le bombe sono cadute mentre si svolgeva un mercato in strada e nelle piazze, piuttosto affollate, e almeno tre case sarebbero state distrutte. Per questo motivo il bilancio delle vittime è stato così grave.

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SIRIA MORTI

– La Russia ha avviato una campagna di bombardamenti in Siria dal 30 settembre 2014. L’azione militare è cambiata nelle ultime settimane, perché il Cremlino ha deciso di intensificare le missioni contro l’ISIS dopo che l’organizzazione terroristica ha rivendicato l’attentato al Metrojet, l’aereo esploso a causa di una bomba sopra il Sinai e costato la vita a 224 cittadini russi che tornavano dalle vacanze in Egitto. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani l’aviazione di Putin avrebbe ucciso 403 civili tra il 20 ottobre e il 20 novembre, mentre nello stesso lasso temporale sono stati ammazzati 381 guerriglieri dei gruppi ribelli sunniti, di Jabhat al-Nusra, la sezione siriana di al-Qaida, e dell’ISIS. Numeri contestati dalle autorità russe, che minimizzano l’impatto dei bombardamenti sui civili, rimarcando come le missioni si concentrino su obiettivi legati ai terroristi. Con questo termine Mosca però intende tutte le forze che si oppongono al regime di Assad, la cui difesa è ancora l’obiettivo prioritario di Vladimir Putin. A fine settembre la Russia aveva avviato l’azione militare in Siria per evitare il collasso del governo di Damasco, che dopo quattro anni di guerra civile ha più che dimezzato le sue forze militari, e sarebbe già caduto senza il supporto dell’Iran.

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