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Quella “virgola” prima di “Perito Agrario”. Il classismo del Manifesto

Solo certa sinistra, quella un po’ caviale e un po’ benpensante, riesce a toccare tali livelli di supponenza, snobismo e – diciamolo – discriminazione sociale. Quello tanto ben descritto da Stefano Disegni nella sua serie di fumetti “atticismo militante“.

Per criticare la presa di posizione del ministro Poletti sull’eccessiva lentezza degli studenti italiani nel prendere la laurea (“Meglio prendere un po’ di meno subito che 110 e lode a 28 anni” ha detto il ministro), il quotidiano il Manifesto, sulla stessa lunghezza d’onda del Fatto Quotidiano nella lotta quotidiana al governo, ha attaccato il titolo di studio del titolare del dicastero del lavoro. L’articolo aveva un titolo esemplificativo:

Filosofia della Laurea di Poletti Giuliano, perito agrario.

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Lo si percepisce nettamente soltanto leggendo il titolo dell’articolo il ribrezzo che si prova per il titolo di studio del ministro. “Perito Agrario, bleah”. Anzi perito agrario, tutto minuscolo, bleah…Una virgola che dice tutto.

Mai tanto disprezzo intellettuale e antropologico era spuntato fuori da un titolo di un giornale. E pensare che Poletti viene dal mondo delle cooperative, non certo dal mondo di  confindustria o del capitalismo familiare che tanto abbiamo criticato in questi decenni.

Il buono Ciccarelli inizia subito il suo attacco tutto ideologico al “perito agrario”, non laureato.

Poletti Giuliano, perito agrario e ministro del lavoro, va preso sul serio quando invita a laurearsi subito con un voto da schifo o a lavorare gratis al mercato. In un paese dove gli imprenditori non sono laureati (come Poletti), e si rivalgono sui figli di nessuno, il progetto è la guerra all’intelligenza collettiva.

La guerra all’intelligenza collettiva. Addirittura. Per una frase tanto banale. L’articolo di Ciccarelli, che sul sito del Manifesto ha i commenti chiusi, è una sorta di delirio ideologico che trasforma una banalità detta dal ministro, in una sorta di attacco al proletariato.

Nella sovversione della realtà e del significato delle parole del ministro, Ciccarelli arriva a paragonare la situazione dei lavoratori italiani a quelli della Cina…

c’è una visione economica del tempo, del mercato, della subordinazione, della competizione al ribasso sul costo del lavoro. C’è un’idea di posizionamento del mercato italiano nelle parti basse o bassissime sulla scena internazionale. C’è l’idea di fare i “cinesi d’Europa”, proprio quando i cinesi progettano (da tempo) di produrre tecnologia ad alto contenuto di valore e di esportarle in Occidente.

I cinesi d’Europa, proprio mentre i cinesi (quelli veri) stanno per lanciarsi alla conquista del mondo.

In molti dell’esperienza di governo di Monti ricordano la riforma delle pensioni o addirittura l’eccessiva tecnocrazia, o, al massimo, il fallimento delle liberalizzazioni. Ciccarelli ricorda la “guerra” ai laureati. Monti? Quello della Bocconi?? Evidentemente eravamo distratti.

Con Monti a Palazzo Chigi ci fu una violenta offensiva contro i laureati, e i giovani dai 15 ai 34 anni in generale. Il messaggio fu immediatamente recepito da un’altra docente universitaria mandata a dirigere il ministero dell’Istruzione con il governo Letta. «Non voglio più che gli studenti italiani arrivino a 25 anni senza aver mai lavorato un solo giorno nella loro vita» disse Maria Chiara Carrozza.

Certo, avendo Giornalettismo ormai da qualche anno gridato ai quattro venti le ingiustizie generazionali di cui sono vittime gli under 40, fa molto piacere vedere il vecchio Manifesto finalmente arrivare sulle nostre posizioni, pur se con molto ritardo. Spiace, invece, che in tutta questa situazione il Manifesto – dopo essersela presa con Poletti e il suo essere solamente un “perito agrario” – non riesca a spendere una parola sulle responsabilità del sindacato. Ci dispiace, certo. Ma non ci stupisce.