Terence Davies intervista
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TFF, il Gran Premio Torino Terence Davies “La Scozia? La voglio con noi. Per motivi sentimentali, non politici”

E’ entuasiasta, Terence Davies. Per il Gran Premio Torino, per la retrospettiva che gli dedica il Torino Film Festival, perché iniziamo l’intervista paragonando il suo ultimo lavoro, Sunset Song, melodrammone d’epoca, tra amore, guerra, famiglia, Scozia e una religione opprimente, a una Via col Vento europeo. “E’ un grandissimo complimento, è davvero meraviglioso, ma di certo non abbiamo avuto lo stesso budget di quel film, e ovviamente la mia opinione, la mia visione è diversa, perché io il film l’ho fatto e ricordo tutti i momenti negativi: per esempio le pecore. Non lavorate mai con le pecore, sono animali davvero stupidi”. Non se la prendano gli animalisti: in fondo non sono nati, questi esseri viventi, per recitare.

Impossibile non analizzare anche il rapporto con Agyness Deyn, super top model per tutti i marchi di alta moda più importanti, e qui sorprendente per talento e intensità interpretativa. “E’ stata la prima che ho provinato, il lunedì mattina, ed è andata, è stata subito una sensazione di pancia, ho capito che era l’attrice ideale, giusta per il nostro film. E poi lei ha lavorato tantissimo sul suo personaggio da sola: dal momento in cui l’ho scelta fino a che non abbiamo cominciato a girare sono passati 18 mesi e lei ha avuto modo di assorbire completamente il personaggio, farlo suo. E’ un mix di queste due cose: il talento ovviamente c’era e c’è e la direzione della regia, in questi casi, ha la sua importanza. Basta che tu sia attento: se la vedi arrivare sul set e capisci che è una giornata no, che magari non ha dormito bene, la devi un po’ coccolare, la devi un po’ tenere sotto l’ala, la devi aiutare e proteggere, in altre occasioni invece non è necessario. Poi, quando sei sul set, tu hai scritto la sceneggiatura? Sai a memoria tutte le battute? Però la ascolti, la vedi recitare e arriva qualcosa di diverso e a un certo punto è favoloso. Nella scena in cui dice It’s a lie e lo ripete una seconda volta, una terza volta, è meraviglioso, non era previsto e non puoi perderlo. Quello è il film ed è una cosa speciale”.

Il film, parlato in scozzese, è anche un inno all’orgoglio di un paese che ha tentato di staccarsi dal Regno Unito, con un referendum. E pur non essendo Braveheart, Sunset Song, sembra fatto apposta per rinfocolare questo nazionalismo. “No, no, non c’entra niente con il referendum! Ho finito la sceneggiatura nel 2003, quando il referendum non era neanche immaginabile. Io non vorrei mai che si separassero da noi, solamente per ragioni sentimentali. Lo ammetto, sarei un pessimo politico”.
Ma, per fortuna, un grande cineasta.