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Caso Shalabayeva, tra gli otto indagati anche il questore il capo dello Sco

Si è conclusa con l’iscrizione di 8 persone nel registro degli indagati l’indagine sul caso di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov che fu tra il 28 e il 31 marzo 2013 fu espulsa dal nostro Paese con modalità che portarono il ministro dell’Interno Angelino Alfano, vicino alla sfiducia in Parlamento.

CASO SHALABAYEVA, INDAGATO ANCHE IL QUESTORE –

Le accuse sono di falso ideologico e omissione di atti d’ufficio. Ne parla oggi Daniele Autieri e Carlo Bonini su Repubblica:

Le otto contestazioni, dopo che la procura di Roma aveva depositato il suo fascicolo nel maggio scorso con cinque avvisi di garanzia per falso ideologico e omissione di atti d’ufficio, portano la firma stavolta dalla Procura di Perugia (competente perché nell’indagine è coinvolto un giudice di pace di Roma). E i destinatari, a diverso titolo, sono l’attuale direttore dello Sco, reparto investigativo di eccellenza della Polizia, Renato Cortese (all’epoca dei fatti capo della Squadra Mobile di Roma), il questore di Rimini Maurizio Improta (allora capo dell’ufficio immigrazione di Roma), il capo della Mobile di Cagliari Luca Armeni (quale ex dirigente della Questura di Roma), l’attuale dirigente della Mobile di Roma Francesco Stampacchia, l’assistente capo Laura Scipioni, i due agenti Vincenzo Tramma e Stefano Leoni, e il giudice di pace Stefania Lavore, che convalidò il fermo della Shalabayeva presso il Cie.
Tutti protagonisti, non esattamente di prima fila, di una storia che diventa un caso internazionale il 2 giugno 2013 quando l’allora ministro degli Esteri Emma Bonino chiede spiegazioni al ministro dell’Interno, Angelino Alfano sul blitz della Polizia nella villa di Casal Palocco dove Alma Shalabayeva viveva con la figlia Alua.

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Come spiegano Autieri e Bonini, dalle indagini sono emerse irregolarità compiute già nella fase del blitz, ed anche nell’udienza di 40 minuti di fronte al giudice di pace, Stefania Lavore, che avrebbe ignorato la dichiarazione dell’avvocato svizzero Charles De Bavier sullo status di dissidente politico di Mukhtar Ablyazov, e avrebbe anche giudicato falso il passaporto della Repubblica Centrafricana della donna, che in realtà era autentico.

(Foto di copertina: ANSA / CLAUDIO ONORATI)