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Perugia, prima della fucilata mesi di botte: «Una volta so che le ha rotto anche il timpano»

I giornali di oggi, in questo caso Repubblica, raccontano del terribile omicidio di Perugia ieri. Proprio nel giorno contro la violenza sulle donne, un’avvocatessa di 40 anni è stata uccisa dal marito a fucilate, dopo mesi di maltrattamenti.

UCCISA A FUCILATE

Il racconto di Repubblica

A UN’AMICA, dopo mille insistenze, aveva confidato che lui la picchiava. Occhiali scuri per nascondere le botte, cellulare staccato per ore, a volte anche per giorni. «Non cercatemi» raccomandava e alzava un muro di silenzio. Per paura, per amore del figlio di sei anni, per la fatica che si fa a capire che l’amore non c’è più. […] Raffaella era un avvocato conosciuto a Perugia, lavorava nel penale ed era esperta nel diritto di famiglia: «Sapeva perfettamente quali strumenti legali poteva usare per difendersi da quell’uomo» racconta un collega. Ma non li ha usati.

Il marito l’ha uccisa ieri pomeriggio, al culmine di una lita per futili motivi, e poi si è consegnato ai carabinieri ammettendo di averle sparato prima di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Un colpo di fucile al ventre. Francesco Rosi, 43 anni, agente di commercio, ha telefonato il 112: «Ho fatto qualcosa di grave a mia moglie». Si fatica sempre a chiamare le cose col loro nome. Dal centralino dei carabinieri hanno insistito e lui ha ceduto: «Ho sparato». In altri piani della stessa casa c’erano la sorella di Rosi che è avvocato, il padre, ex medico ora in pensione. C’erano anche due bambini, uno è il figlio della coppia, l’altro un amico.

Un atto che è stato solo il culmine di mesi, forse anni, di violenza e botte

«Raffaella era una persona stupenda, stimata, preparata e forte – racconta una collega – ci conoscevamo dal 2007». Da prima dell’estate aveva lasciato lo studio legale in cui lavorava. «L’abbiamo vista cambiare, arrivava tardi, si assentava, diventava irrintracciabile. Non diceva niente, ma noi avevamo capito che c’era qualcosa che non andava». Ci sono volute molte domande perché cedesse e raccontasse delle botte. «Raffae’ denuncialo». Lei niente, sperava di potercela fare. «Una volta so che le ha rotto anche il timpano». Secondo un’altra amica Francesco Rosi era ossessionato dalla gelosia. «Per questo l’ha costretta a lasciare il lavoro».

E la vita.