Elezioni Napoli 2016, Bassolino e i 5 assist che gli ha servito il Pd

di Donato De Sena | 26/11/2015

comunali napoli

Il giudizio su Antonio Bassolino, c’è da scommetterci, continuerà a dividere l’elettorato napoletano (e chi segue la politica partenopea) fino al giorno del voto, in due fazioni ben distinte. Una parte tenderà a ricordare il rinascimento di una città ai tempi in cui era sindaco, e un’altra, invece, preferirà ricordare la triste stagione dell’emergenza rifiuti, delle inchieste e dei processi, i tempi in cui Bassolino era governatore della Campania. Al netto delle valutazioni sulle esperienze di governo passate e delle personali simpatie o antipatie, però, un dato di fatto non può essere nascosto: oltre ad essere l’unico aspirante candidato del Pd in campo nella partita delle Elezioni Amministrative di Napoli, Bassolino è, al momento, anche l’unico esponente dei Democratici in grado di essere competitivo (e quindi di poter vincere) la difficile sfida della prossima primavera. Come mai questa posizione di vantaggio? Certamente gran parte del merito deriva dalle scelte dell’aspirante sindaco. Bassolino è stato molto bravo a mantenere accesi su di sé i riflettori e a scegliere il tempo per l’annuncio della discesa in campo. Ma un peso determinante lo hanno avuto anche tutti gli assist che il Pd campano e nazionale gli ha servito. Almeno cinque.

 

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ELEZIONI NAPOLI 2015, ASSIST DEL PD A BASSOLINO –

Il primo assist è sicuramente il ritardo e l’incapacità di scegliere un’alternativa altrettanto forte. Bassolino aveva lasciato intendere la sua volontà di ritornare sulla scena da protagonista già dall’estate e da allora il partito (son trascorsi almeno tre mesi) non è riuscito a mettere a mettere a punto un piano B convincente in grado di mettere all’angolo l’ex sindaco, né è riuscito ad individuare quel «nome innovativo», «adeguato», «unitario» che, lo dice la segretaria regionale Assunta Tartaglione, si sta ancora cercando. L’inconcludente lavoro finora compiuto dal Pd ha avuto l’effetto di aiutare Bassolino a legittimare la sua corsa.

Secondo. Quando il Pd ha individuato un potenziale candidato unitario e innovativo alternativo a Bassolino ha sempre ricevuto una risposta negativa. Inizialmente ad esempio si era parlato, ancora una volta, del procuratore nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. Poche settimane dopo è stata fatta una proposta a Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo ucciso dalla camorra. No pesanti come macigni che hanno fatto sottolineato l’assenza di nomi all’interni del partito. Anche i napoletani Gennaro Migliore e Francesco Nicodemo, hanno subito negato il loro interesse a correre per Palazzo San Giacomo.

Terzo punto. Il dibattito nelle segrete stanze. A Bassolino va dato atto (al netto delle altre valutazioni politiche o sulla persona, bisogna ribadirlo) di aver chiesto trasparenza nel confronto e primarie aperte fin dal primo momento. Ma il Pd ha scelto di scavalcare il voto (in parte rinnegando la sua natura di partito delle primarie), prima rinviando le assemblee che avrebbero dovuto stabilire la data delle urne, poi insistendo nella ricerca del candidato unitario. Sono stati segnali tangibili dell’imbarazzo (e dei timori) derivanti dalla possibile candidatura dell’ex sindaco. Insomma, il confronto è stato (almeno parzialmente ) evitato. E Bassolino non ha perso tempo, al momento opportuno, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Nella conferenza stampa di lunedì, la prima convocata dopo l’annuncio via Twitter della sua discesa in campo, ha lanciato una frecciata: «Quando sui giornali si è cominciato a parlare di una mia possibile candidatura se qualcuno mi avesse chiamato da Roma o da Napoli e mi avesse detto ‘Scusa Antonio, ci dai una mano?’, io lo avrei fatto. Mi sarei guardato intorno e avrei detto ‘Ecco tre o quattro nomi…’. Ma sono passati mesi e mesi e nessuno si è fatto sentire». E poi: «A nome di chi parlavano andando da Paolo Siani? A nome di quale discussione unitaria del partito?».

Quarto assist. Come se non bastasse la poca chiarezza su primarie e Bassolino, è arrivato lo scivolone della norma che escluderebbe gli ex sindaci dalla partita delle Amministrative. A due giorni dal tweet con messaggio ‘Mi candido’ che ha dato inizio alla partita vera delle Elezioni 2016 a Napoli i due vicesegretari del Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani hanno rilasciato interviste per sostenere l’opportunità di evitare la candidatura di chi è già stato primo cittadino per due mandati. Un’idea che è stata subito bocciata da molti esponenti Pd, ma che, soprattutto, era stata esclusa anche dal premier-segretario Matteo Renzi, non più tardi di cinque settimane fa. «Non cambieremo le regole delle primarie, è una dichiarazione del capo del governo dello scorso 21 ottobre.

Infine, il quinto assist (o autogol, per usare un’altra metafora calcistica), riguarda lo strumento della fonte anonima utilizzato dal Nazareno il giorno dell’annuncio della candidatura di Bassolino per manifestare il proprio dissenso. «La fonte anonima non è giusta in un grande partito», ha attaccato l’ex sindaco strappando gli applausi in conferenza stampa. «Io ho detto senza avvertire nessuno: eccomi qui». Una mossa «trasparente, limpida, chiara». «Come è possibile che ad un atto di simile trasparenza si risponda la sera stessa con la fonte anonima?».

 

Elezioni Napoli 2016, Bassolino attacca il Pd nazionale (VIDEO)

 

ELEZIONI NAPOLI 2016, COSA RISCHIANO BASSOLINO E IL PD –

Infine, una valutazione che riguarda i potenziali effetti (ovviamente negativi) delle divisioni e delle incertezze del Pd sulla campagna elettorale e i risultati del voto. Si tratta del sesto assist del Pd, servito però agli avversari. Se è vero che le primarie sono capaci di rimettere in piedi un partito disastrato (lo hanno dimostrato le primarie per la scelta del candidato alle Regionali vinte da Vincenzo De Luca) è anche vero che discutere se farle saltare o confermarle, o magari evitarle con qualche norma che potrebbe essere apparire contra-personam, crea un chiaro vantaggio agli avversari, soprattutto a quelli che sanno da sempre di essere in campo. Rinviare le scelte e apparire litigiosi serve a fornire argomentazioni agli altri candidati, e molto probabilmente anche a perdere voti (ad incassare l’accusa di prendere decisioni senza interpellare la base e senza chiedere la partecipazione). Bassolino lo sa bene, e ama ripeterlo. «A Napoli siamo in drammatico ritardo. In questa settimana abbiamo già fatto un serio regalo a de Magistris, ai 5 Stelle e al centrodestra. Mi auguro che questo regalo non aumenti nei prossimi giorni». Come a dire: chi voleva rottamare e rottamarmi doveva pensarci molto prima, perché sapeva già che sarei sceso in campo. Come dargli torto?

(Foto di copertiona: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)