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Turchia-Russia: tutto quello che c’è da sapere sul nuovo “disordine mondiale” siriano

L’ultimo incidente tra Turchia e Russia testimonia come dopo il cadere dalla cortina di ferro non sia ancora emerso un ordine alternativo e come semmai i rapporti tra gli stati tendano sempre di più all’anarchia e alla costruzione di alleanze strumentali e occasionali, che alle marmoree associazioni durante la Guerra Fredda. È così che la Turchia di Erdogan è diventata un fattore destabilizzante del Medio Oriente.

L’ESAGERATA AMBIZIONE DI ERDOGAN  –

La storia dello scontro tra Russia e Turchia è in fondo solo un altro capitolo della lunga storia politica di Recep Tayyip Erdogan, il leader del partito d’ispirazione islamica che dopo aver tratto il paese da una storia di golpe militari e governi debolissimi, ha inopinatamente dato mostra di un’ambizione fuori scala e pericolosa sia per il suo paese che per la stabilità dell’area. A lungo primo ministro e fautore di un vero e proprio boom  economico, una volta raggiunto il limite dei due mandati si è accasato alla presidenza e ha subito dato mostra di voler cambiare la costituzione per fare della Turchia una repubblica presidenziale. Gli è andata male, andato ad elezioni anticipate per conquistare i 2/3 dei voti necessari a fare le riforme in solitudine, a giugno scorso il suo AKP ha invece perso la maggioranza.

UN ERDOGAN SPREGIUDICATO E DISPOSTO A TUTTO –

Impossibile e indesiderato un governo di coalizione, Erdogan ha rimandato il paese alle urne e nel mezzo ha scatenato una vera e propria offensiva militare contro i curdi, in Siria e Iraq come in patria. E questo dopo aver concluso un accordo con i curdi che avevano deposto le armi e avevano trasferito la loro capacità militare oltreconfine a supporto dei fratelli minacciati dall’ISIS. Il che gli ha permesso bene o male di recuperare i voti in fuga verso destra, offrendosi come unica certezza contro il degenerare della sicurezza interna, e di riconquistare la maggioranza necessaria a formare un nuovo governo.

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SIRIA E RUSSIA DIVISE DALLA SIRIA –

Bastione della NATO e militarmente molto dotata, la Turchia di Erdogan è fieramente nemica di Assad e ostile alla sua permanenza al potere e, come l’Arabia Saudita, non ha fatto mancare il suo appoggio alle forze sul terreno che si caratterizzano per l’ostentare la bandiera dell’Islam sunnita. I recenti sviluppi in Siria hanno però evidentemente frustrato questa sua aspettativa e anche il progetto di una no-fly zone in un’area nei pressi del confine turco che fungerebbe così da retrovia per la resistenza ad Assad. Non per niente i russi hanno risposto all’abbattimento del loro aereo bombardando un convoglio di aiuti turchi nei pressi del posto di confine che è l’accesso a quest’area, nella quale appare chiaro che i turchi non potranno entrare, né sorvolare, senza attendersi una risposta russa in difesa della sovranità e dello spazio aereo siriano.

IL CAOS IN SIRIA NON AIUTA –

Spazio aereo che peraltro continua ad essere violato senza problemi dai velivoli di qualsiasi paese si sia accodato alla battaglia all’ISIS, il regime di Assad infatti ha approvato de facto questo genere d’incursioni in territorio siriano, non solo perché non potrebbe impedirle. Incursioni che non hanno trovato obiezioni nemmeno da parte dei russi, che anzi hanno proposto di coordinarle con i propri bombardamenti, che sono più in appoggio alla riscosse delle forze di Assad che contro l’ISIS, ma tant’è. Un caos che alimenta le speranze degli uomini del califfato, che in teoria non dovrebbero avere speranze contro lo schieramento da Resto del Mondo, che si è andato delineando contro l’organizzazione. Speranze ben illustrate nel video presentato sopra, l’ultimo spin della propaganda del califfato, nel quale gli jihadisti sfidano i nemici alla battaglia dipingendoli come deboli e meno motivati di chi combatte in nome di Allah e dell’erigendo califfato. Che poi si sparino tra di loro non può che essere di conforto agli jihadisti, visto che in teoria la Turchia appartiene a una delle coalizioni che hanno giurato di liquidarli.