Langone non parteciperebbe mai ai «funerali atei» di Valeria Solesin. Ne siamo felici

di Marco Esposito | 24/11/2015

funerali valeria solesin Langone

Incredibilmente, qui in redazione ogni tanto qualcuno di noi si ostina a leggere Camillo Langone sul Foglio. Roba che non si dovrebbe fare,  soprattutto in questi momenti, di grande lavoro, indugiare – perdendo tempo prezioso – sugli articoli di certi personaggi sarebbe da evitare. Costoro semplicemente, non vanno più letti.

Oggi Camillo Langone riesce ad essere sgradevole anche commentando i funerali di Valeria Solesin:

San Marco, nemmeno se abitassi a Venezia, nemmeno se abitassi nel sestiere che da te prende il nome, nemmeno se abitassi a pochi metri dalla piazza a te intitolata sarei andato oggi ai funerali atei di Valeria Solesin, la donna veneziana uccisa dai coranisti al Bataclan. La sua anima è adesso nelle mani di Dio e io devo pensare alla mia

Certo, si potrebbe commentare che siamo contenti che personaggetti come Langone non si siano avvicinati a Piazza San Marco. Comunque, Langone, dopo aver “consigliato” di spostare l’evento a Mestre, aggiunge

Non vorrei farmi complice di un gesto parassitario e irrispettoso: pensano che tu sia un contaballe e che il tuo Vangelo valga meno dei libri di Nuzzi e Fittipaldi? E allora perché usano la tua piazza? Per sfruttare la tua basilica come sfondo per selfie?

Insomma, Langone non riesce a rispettare neanche la morte di una ragazza, e il dolore e la compostezza dei suoi genitori. Non contento, Langone, fa partire l’immancabile attacco all’Islam tout court:

Leggo in un comunicato che la cerimonia è “aperta alle donne e agli uomini di ogni credo”. Pertanto pure alle donne e agli uomini che credono nello stesso Corano in cui credevano gli assassini di Valeria: forse però solo a quelli che credono nel Corano parzialmente, visto che l’evento è blindatissimo e che la blindatura non sembra avere altro scopo che tenere alla larga quelli che credono nel Corano integralmente.

Poi, come ciliegina sulla torta, l’attacco a Imagine di John Lennon, definita «anticristica»

San Marco, i funerali disperanti di oggi sono un modo per strappare i denti al tuo leone, umiliare Venezia degradandola a fondale, procedere cantando in coro l’anticristica “Imagine” sulla via della deculturazione: ci vediamo un’altra volta.

Si, si può fare tranquillamente a men di leggere Camillo Langone