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Che fine ha fatto Salah Abdeslam?

Salah Abdeslam non si trova più. Lo starebbero cercando, oltre alle intelligence europee, persino gli uomini del califfato, infastiditi dalla sua mancata esplosione. Del giallo della sua fuga parla Il Messaggero

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LA FUGA DI SALAH

Tra depistaggi e appoggi, la sua è sempre più una fuga da film

 «Deve avere molti appoggi sul territorio»: le parole del ministro dell’Interno belga Jan Jambon tradiscono la frustrazione. Salah Abdeslam è dovunque e da nessuna parte. Nascosto lì, sotto gli occhi dei mille agenti che assediano Bruxelles, eppure introvabile.

Dove sta andando? In Siria? Forse, ma forse no, visto che nemmeno la Siria è sicura per lui

Starebbe cercando di partire per la Siria? No: probabile depistaggio, dicono fonti dell’intelligence belga. Allora è riuscito ad arrivare a Liegi, dove il fratello Mohamed, si è scoperto, sta chiedendo una licenza per aprire un lounge bar. Niente da fare: non c’è nemmeno a Liegi. O almeno le perquisizioni non hanno dato nessun frutto. E’ sgusciato sotto gli occhi della polizia su una Bmw sfrecciando in direzione sull’autostrada in direzione della Germania? Falso pure quello. E’ vero che una Bmw non ha risposto a un controllo di polizia l’altro ieri sera. E’ vero che c’è stato un inseguimento. Ma una volta fatti i controlli, niente Salah. Nessun collegamento con gli attentati.

Insomma, Salah è introvabile. Uno smacco, per le intelligence europee che gli sono alle calcagna

 Ovvero, una rete di complici, amici, parenti pronti a coprirlo nonostante sia l’uomo più ricercato d’Europa. Del mondo, se è vero che anche l’Isis lo vuole, perché a Parigi si è tirato indietro, non ha avuto il coraggio di lanciare il quarto assalto a Montmartre dopo lo stade de France, i bar, il Bataclan. Ma anche questa interpretazione, del ripensamento della paura, – affascinante forse – non sta in piedi per tutti. E allora dov’è? Pensa ad arrendersi, come sembra voler credere, o almeno sembra considerare possibile, la famiglia?

Si fa vivo solo via Skype

Un paio di amici lo avrebbero sentito via skype il 17 novembre e hanno accreditato la teoria di un Salah «disperato», pronto ad andare in Siria, ma che prima vuole chiedere «scusa» alla famiglia. Agli amici avrebbe detto, con l’ordine di far circolare l’informazione, che il suo ruolo negli attentati è stato secondario, che lui non ha ucciso nessuno.