Quel fantastico peggior anno della mia vita
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Il TFF con Quel fantastico peggior anno della mia vita fa un’ode al cinema giovanilistico

QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA –

Correvano gli anni Ottanta e negli Stati Uniti un bravo sceneggiatore che portava il nome di John Hughes decide di passare dietro la macchina da presa per dare voce a una categoria non protetta e inascoltata: gli adolescenti. Lo fa raccontando storie semplici contrappuntate da surreali situazioni borderline, costruendo personaggi che resteranno poi nella storia del cinema e lasciando un’eredità che ancora nessuno è riuscito a raccogliere.

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Nel corso degli anni ci hanno provato in molti, ci è andato vicinissimo Cameron Crowe, che con Non per soldi, ma per amore ha creato un’icona che i giovani odierni di ogni latitudine possono riconoscere tra i meme su Facebook, John Cusack che brandisce uno stereo portatile a braccia alzate per dichiarare il suo amore, serenata post romantica dalla grande efficacia. L’avrebbe citato anche Emma Stone nel bellissimo e sottovalutato Easy Girl, rivisitazione high school de La lettera scarlatta e vero e proprio dichiarato omaggio al genere e al suo creatore.

Quel fantastico peggior anno della mia vita

Ma no, la nostra vita non è più un film di John Hughes, non c’è più Un compleanno da ricordare e non facciamo parte del Breakfast Club, non usciremo con quella bella in rosa né abbiamo un Ferris Bueller come compagno di scuola che ci può far vivere una pazza giornata di vacanza. Eppure per chi è cresciuto con, o forse meglio dire grazie a questi film, è davvero difficile dimenticare, come successo ad Alfonso Gome-Rejon, regista di Quel fantastico peggior anno della mia vita. “Sono cresciuto in un paesino sperduto al confine con il Messico, quando è arrivato il primo videonoleggio ho divorato i film di John Hughes ed è impossibile non pensare a lui realizzando un film del genere”.
Come Jules e Jim.

Greg è un adolescente tendenzialmente sociopatico che cerca di sopravvivere al liceo grazie a un codice comportamentale che gli fa evitare il contatto con i suoi coetanei, tranne poche eccezioni. Una di queste è Earl, con cui gira rivisitazioni surreali dei grandi film della storia del cinema, da Truffaut a Bergman, fino al nume tutelare Werner Herzog. Un giorno la madre gli impone di andare a trovare Rachel, sua compagna di scuola a cui è stata diagnostica una grave forma di leucemia. Lo fa, controvoglia, ma questa frequentazione obbligata si trasforma ben presto in una bellissima amicizia, a cui si aggiunge anche Earl. Tutti e tre insieme cercano di trovare un senso alla vita, soprattutto quella che sta sfuggendo tra le dita a Rachel. Scopriranno tante cose, belle, dolorose. Semplicemente, cresceranno.

QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA, LA RECENSIONE –

Gomez-Rejon raccoglie bene la lezione di Hughes e non cade nella trappola del melò adolescenziale che sta caratterizzando il genere nell’ultimo anno, vedi Colpa delle stelle. Al contrario, Quel fantastico peggior anno della mia vita, tratto dal romanzo di Jesse Andrews, è un percorso di formazione realistico e cinefilo, in cui i sentimenti e i rapporti sono tratteggiati con sincerità e un’empatia che coinvolge lo spettatore. I tre giovani intepreti sono da applausi e Olivia Cooke e Thomas Mann sono da tenere d’occhio, perché sentiremo parlare molto di loro, e anche del loro regista, già assistente di lungo corso di Martin Scorsese, che gestisce il tutto con equilibrio, senza cadere in facili sentimentalismi e concedendosi anche alcuni virtuosismi di macchina e di composizione che tradiscono piacevolmente i suoi trascorsi con il regista di Taxi Driver.
Nell’epoca dei social, in cui il fenomeno giovanile più importante degli ultimi anni è stato quello Emo, paradossalmente distrutto proprio dal cinema, colpevole di avere dato voce a una delle saghe letterarie più retrograde di sempre (Twilight, per essere proprio chiari), questo film è una ventata d’aria fresca. Se Colpa delle stelle ha riaperto un genere, già battuto in realtà 45 anni fa con Love Story, ammorbidendolo e rendendolo anche piuttosto noioso, Quel fantastico peggior anno della nostra vita cerca di riprendere il discorso interrotto alla fine degli anni Ottanta, il cui messaggio più importante è quello che dovrebbe essere più naturale per qualunque ragazzo o ragazza che ancora non ha capito quanto dura sarà: condividete, non foto di gattini, ma le vostre vite, faccia a faccia, fino all’ultimo respiro.