Quelli che volevano registrare il marchio “Pray For Paris”

di Redazione | 23/11/2015

La Francia rifiuta il business del dolore dopo l’attentato a Parigi: l’istituto d’oltralpe per la tutela dei marchi ha comunicato che rifiuterà la registrazione esclusiva delle formule “Je Suis Paris” o “Pray for Paris”, che – prevedibilmente – subito dopo gli attacchi nella capitale francese sono iniziate a piovere all’Inpi, l’istituto francese marchi e brevetti. La base legale è rintracciata nel fatto che tali marchi sarebbero “contrari all’ordine pubblico” e mira, chiaramente, ad evitare speculazioni sui fatti francesi.

ATTENTATO A PARIGI, LA FRANCIA RIFIUTA IL BUSINESS DEL DOLORE

Tali marchi, scrive l’Inpi, “sono composti da termini che non potrebbero essere utilizzati da un agente economico, in ragione del loro utilizzo e della loro percezione da parte della collettività riguardo gli eventi di venerdì 13 novembre 2015”. E non è la prima volta visto che, dice Le Figaro, già in gennaio l’istituto aveva risposto negativamente alle domande di registrazione del marchio “Je Suis Charlie”, perché “non rispondevano al criterio del carattere distintivo”: oltre 50 cittadini avevano provato a registrare, allora, il   marchio. Analogamente, riporta il Fatto Quotidiano, la stessa richiesta di registrazione di marchio è pendente davanti alle autorità del marchio tedesco: un cittadino di Amburgo ha chiesto la registrazione delle parole “Pray for Paris”, per poterci marchiare oggetti di bigiotteria e abbigliamento vario.

LEGGI ANCHE: Attentato a Parigi, cosa sappiamo dei terroristi? 

Il Fatto fa però notare come queste iniziative potrebbero non essere sufficienti a fermare il “mercimonio” sulla tragedia di Parigi.

Basta navigare su Ebay per rendersi conto che all’indomani degli ultimi attentati di Parigi del 13 novembre, in tanti hanno deciso di approfittarne mettendo in vendita magliette e gadgets con l’espressione “pray for Paris” o l’ormai celeberrimo logo del simbolo internazionale della pace, con all’interno la sagoma della Torre Eiffel. E quest’ultimo è un gesto tanto più grave se si pensa che Jean Jullien, l’artista che ha creato il simbolo in questione, inun’intervista a Wired ha espressamente dichiarato di non aver intenzione di sfruttare in alcun modo il risultato del suo lampo creativo.

Il simbolo di Jean Jullien è diventato virale in tutto il mondo dopo gli attentati, attraverso le condivisioni su Twitter e Instagram; riporta inoltre la Rai che il cerchio con il simbolo della pace rivisitato in stile Torre Eiffel sia diventato il più richiesto negli studi dei tatuatori parigini.

Copertina: Getty Images