Parigi sotto attacco: da #rechercheParis a #porteouverte, Twitter si mobilita

di Boris Sollazzo | 14/11/2015

#porteouverte

#PORTEOUVERTE

Tutti, ieri, hanno fatto la loro parte. Persino i social, accusati di essere una fuga dal mondo reale. E invece, no. Ieri Zuckerberg con una velocità salvifica ha implementato nel suo sistema la funzione “Attacchi terroristici a Parigi”. Molti di noi, soprattutto gli under 40 con tanti amici residenti a Parigi, cervelli e cuori in fuga, hanno così potuto scoprire la sorte delle decine di persone nella capitale francese che conosceva, senza intasare le linee telefoniche. Senza intralciare, dunque, con le debite esigenze personali, la collettività.

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Ma con Twitter, forse, è avvenuto qualcosa di più speciale. Nel momento del terrore massimo, in cui tutti correvano, per chiudersi in casa, con i social si sono aperte le porte. Già, proprio quando immagini una città richiusa in se stessa, diffidente, è successo qualcosa di magico, con quel cancelletto. Da una parte, con l’hashtag #rechercheParis, retwittato dalle maggiori star francesi di ogni arte o disciplina, si riuscivano a rintracciare centinaia di persone (anche se lo stesso trend tropic è stato straziante nel mostrarci la disperazione di chi aveva i propri cari al Bataclan). dall’altra #portesouverte ha letteralmente lanciato un salvagente a una moltitudine disorientata. Tanti minorenni, adolescenti, senza macchina, motorino e con nessuna voglia di prendere la metropolitana, temendo ulteriori attentati, si trovavano isolati, lontani da casa, soli. Bene, quell’hashtag ha fatto sì che migliaia (sì, migliaia) di parigini ospitassero dei loro concittadini nella notte più atroce.

Ecco, la risposta alla barbarie. Può venire persino dai social. Parigi, l’Occidente, l’Europa è questa. Apre le porte, anche con bombe, kalashnikov e granate per strada, nei ristoranti, negli stadi.

Ecco alcuni esempi meravigliosi di umanità: