Il giallo del “video tarocco” di Bossetti che fa arrabbiare i giornalisti

di Stefania Carboni | 02/11/2015

furgone bossetti

Un filmato costruito e dato in pasto ai media per «esigenze di comunicazione». Si tratterebbe del video confezionato dai Ris e che mostrerebbe Massimo Bossetti aggirarsi con il furgone nei dintorni della palestra di Yara Gambirasio. Immagini che non risultano nel fascicolo processuale anche perché – secondo gli investigatori – sono state ritenute inservibili. Inservibili perché non avrebbero immortalato del tutto il mezzo di Bossetti.

furgone bossetti
Alle ore 18:00:56 del 26.11.2010 Telecamera SHELL) si nota il furgone che transita sulla via Locatelli, direzione Ponte San Pietro (BG). L’immagine è tratta dall’informativa finale della procura di Bergamo sull’inchiesta per l’omicidio di Yara Gambirasio. Milano, 27 febbraio 2015.
ANSA

LIBERO E IL PEZZO SUL FURGONE DI BOSSETTI

– Procediamo passo per passo in una vicenda che sta sollevando una certa polemica tra cronisti e procura. Durante l’udienza l’avvocato Claudio Salvagni ha discusso con il comandante del Ris di Parma Giampiero Lago. La vicenda è stata ripresa da Luca Telese sulle colonne di Libero:

Colonnello Lago, abbiamo visto questo video proiettato migliaia di volte. Perché se adesso lei ci dice che solo uno di questi furgoni è stato effettivamente identificato come quello di Bossetti?
Perché dice questo, avvocato?
Perché, colonnello, sommare un fotogramma con il furgone di Bossetti con un altro fotogramma di un altro furgone è come sommare pere e banane!
Questo video è stato concordato con la procura a fronte di pressanti e numerose richieste di chiarimenti della circostanza che era emersa
Cosa vuol dire colonnello?
È stato fatto per esigenze di comunicazione. È stato dato alla stampa

mmagini che sarebbero state confezionate – secondo quanto sostiene Telese che citerebbe Lago – per i media. Torniamo indietro nel tempo, anche per capire come sia stata diffusa in quei mesi la “notizia”. Una clip dell’agenzia Askanews spiega come hanno lavorato i Ris di Parma:

Grazie alla rete capillare dei militari del Ros, sono stati attuati controlli in parallelo e i circa 2.000 Iveco Daily individuati sono stati fotografati uno ad uno e via via esclusi poichè palesemente incompatibili con il modello di riferimento. “Solo 5 di questi avevano caratteristiche tali da poterli in qualche modo confondere col veicolo immortalato dalle telecamere”

guarda il video:

IL FURGONE DI BOSSETTI E LA RIVOLTA DEI CRONISTI

– Il problema è che ora diversi cronisti si sentono presi in giro. Dopo la delusione nel non poter riprendere in aula il processo (scelta fatta per evitare spettacolarizzazioni) ora si trovano con l’aver diffuso una possibile fonte di prova che si sarebbe rivelata “costruita” stando a Libero. Spunta in queste ore una lettera aperta rivolta al procuratore capo di Bergamo. La firma, Cesare Giuzzi, del gruppo Cronisti lombardi:

Abbiamo avuto modo di ascoltare la testimonianza in aula del comandante del Ris di Parma e abbiamo appreso (sempre grazie ai cronisti che seguono le udienze del processo) che un filmato consegnato dagli inquirenti agli organi di informazione non solo non risultava agli atti del processo ma che era stato confezionato ad arte solo per “esigenze di comunicazione” (parole del comandante Lago).
In quel filmato – con il logo dei carabinieri – si vede un furgone simile a quello dell’imputato transitare diverse volte nei dintorni del luogo della scomparsa della vittima. In alcune riprese, per la verità, si vedono soltanto dei fari ma secondo gli inquirenti si trattava del mezzo dell’imputato. Scopriamo soltanto grazie alla testimonianza del comandante Lago che in realtà quelle riprese erano state in buona parte scartate dagli stessi investigatori perché inservibili. Tanto che l’analisi dei Ris disposta dall’accusa si è concentrata solo su due riprese, le migliori, realizzate da una sola telecamera (quella della ditta Polynt). Non entriamo nel merito del processo, delle accuse, della colpevolezza e dell’innocenza dell’imputato, che è compito solo dei giudici e della giustizia.

«A noi continua a risultare curioso – precisa Giuzzi – che in questo Paese due istituzioni (la procura e l’arma dei carabinieri) considerino i giornalisti uno strumento per fare “pressione” a favore della propria tesi, propinando falsi all’opinione pubblica che non hanno alcun valore processuale, utilizzando la stampa in maniera strumentale. E ci permettiamo, vergognosa».

(in copertina la comparazione tra il furgone ripreso dalle telecamere di sorveglianza a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010, giorno in cui Yara scomparve, con il furgone di Massimo Bossetti tratta dalla consulenza dei Ris depositata nelle 60mila pagine dell’inchiesta. 7 marzo 2015. ANSA)