Turchia, ancora censura: polizia occupa due tv di opposizione

di Redazione | 28/10/2015

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A cinque giorni dalle elezioni in Turchia, il governo ha fatto scattare la nuova censura su due televisioni di opposizione. In diretta tv, la polizia ha preso il controllo della regia delle due emittenti della holding <Bugun Tv e Kanalturk.

 

TURCHIA, SCATTA LA CENSURA DEL GOVERNO –

Gli agenti di polizia hanno disperso giornalisti e dipendenti delle due emittenti, che tentavano di difendere l’ingresso della sede televisiva, con i lacrimogeni e gli idranti. Le forze dell’ordine hanno poi occupato la redazione e la sala regia, malgrado il tentativo di resistenza da parte del direttore di Bugun Tv, Tarik Toros. I due gruppi editoriali sono stati messi sotto amministrazione controllata e l’operazione di questa mattina era intesa a far entrare i nuovi manager, curatori scelti dai giudici avendo cura che fossero vicini al governo.

Secondo la versione del governo, che ha denunciato le due emittenti, il gruppo Koza-Ipek è accusato di «finanziare, reclutare e fare propaganda» spinto dal imam-finanziere Fethullah Gulen (ex amico del presidente della Repubblica ed ex premier Erdogan, poi diventato il suo principale rivale all’interno dell’islamismo moderato e secolarizzato, ndr), accusato dalla giustizia di guidare dagli Stati Uniti una rete di media e organizzazioni non governative, che le autorità turche hanno bollato alla stregua di una “organizzazione terroristica“. In particolare Erdogan accusa Gulen e la sua presunta rete di cospiratori all’interno dello stato, di aver diffuso le intercettazioni nelle quali si sente lo stesso Erdogan dare disposizioni al figlio su come nascondere milioni di dollari in contanti che la famiglia dell’allora primo ministro evidentemente custodiva in caso, prima del probabile arrivo di una perquisizione della polizia, che stava facendo il giro delle case dei suoi ministri.

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Fethullah Gulen in versione papale
Fethullah Gulen in versione simil-papale

LA VIGILIA DEL VOTO –

In Turchia i media sono ormai sotto attacco da anni, basti ricordare che Ankara ha il record mondiale di giornalisti detenuti e denunciati, ma alla vigilia di elezioni decisive la stretta del governo si sta facendo ancora più pressante. La scorsa settimana è stato oscurato il sito del settimanale di inchiesta Nokta, a causa di alcune immagini considerate lesive del presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan. Ma c’è anche chi riconduce la chiusura ad alcune inchieste che riguardavano fratture all’interno dell’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, fondato proprio da Erdogan e alla guida del Paese ormai da 13 anni. Ora il nuovo caso, con le due emittenti tv messe sotto amministrazione controllata a pochi giorni dalle urne. I sondaggi assegnano al partito di Erdogan e del primo ministro Ahmet Davutoğlu il 41-43%, insufficiente per ottenere i 276 seggi necessari per un governo monocolore. Akp ed Erdogan non hanno però alcuna intenzione di aprire a un esecutivo di coalizione. Il rischio, così, è che il Paese voti per una seconda volta senza che dalle urne esca una possibile maggioranza e che il paese sia costretto a tornare alle urne per la terza volta in pochi mesi, dopo i consueti 45 giorni spesi a cercare di formare una coalizione di governo impossibile.