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L’inverno sta arrivando per i profughi in Siria

Pochi giorni fa la recrudescenza dei combattimenti attorno ad Aleppo ha provocato la fuga di 70.000 persone in tre giorni, ora le ONG locali segnalano la fuga di 130.000 persone da quando i combattimenti sono cresciuti d’intensità grazie all’impegno dei russi accanto alle truppe di Assad e alla risposta degli alleati che ora forniscono più armi ai ribelli.

Migranti nei pressi di Gevgelija, al  confine tra Grecia e Macedonia (Photo credit   ROBERT ATANASOVSKI/AFP/Getty Images)
Migranti nei pressi di Gevgelija, al confine tra Grecia e Macedonia (Photo credit ROBERT ATANASOVSKI/AFP/Getty Images)

 ALLARME PROFUGHI DALLA SIRIA –

Il Forum di ONG internazionali e siriane che ha lanciato l’allarme è basato a Gaziantep ed è partner riconosciuto dalle Nazioni Unite. Nell’ultimo comunicato scrive di «aumento significativo della frequenza e dell’intensità dei bombardamenti aerei» nelle regioni di Aleppo, Hama e Idlib. «I raid continuano a prender di mira aree dove c’è un’altra concentrazione di civili. Scuole, ospedali e mercati sono a rischio. Nei giorni scorsi sono stati colpiti centri sanitari che lavorano grazie al sostegno delle Ong. I combattimenti sul terreno – prosegue il comunicato – hanno causato nuovi rischi per i civili, destabilizzando zone che erano state relativamente stabili e sicure. Questa nuova realtà ha costretto almeno 129mila civili a fuggire da Aleppo, Idlib e Hama». E non è l’unico problema, perché «ci sono civili rimasti intrappolati nelle città di Aleppo e Homs. E numerose Ngo hanno dovuto sospendere le loro attività».

TUTTO COME INUTILMENTE PREVISTO –

Dati non nuovi e non inattesi, addirittura scontati visto l’allargarsi dei combattimenti e l’inizio dei bombardamenti russi in aree finora non colpite da quelli della coalizione, ma anche la controffensiva siriana ha contribuito a spingere gli abitanti delle zone interessate a darsi alla fuga, visto che anche quella è sostenuta da pesanti bombardamenti con l’artiglieria. Un warfare che non lascia scampo ai civili, che pertanto scappano anche se finora avevano resistito per più di 3 anni alle durezze e ai pericoli della guerra civile.

IN FUGA DAI COMBATTIMENTI –

Scappano a decine di migliaia alla volta e si dirigono verso l’Europa attraverso la rotta dei Balcani, che però si fa ogni giorno più dura a causa dell’approssimarsi dell’inverno e degli ostacoli posti dai governi che i profughi non li vogliono nemmeno veder passare, su tutti quello ungherese. Scappano e non sanno chi e come li accoglierà, la massa si dirige verso la Germania come se fosse la terra promessa, ma prima di arrivarci e scoprire cosa li attende devono attraversare tutti i Balcani con poca o nessuna assistenza, e ora le marce chilometriche da un confine all’altro sono anche maledette dalle piogge, che flagellano i rifugiati in marcia, trasformano in pantani invivibili i campi d’assistenza provvisori e in una maledizione le tende, per quelli che le hanno.

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L’INVERNO SPIETATO E L’EUROPA TROPPO LENTA NELLA RISPOSTA ALL’EMERGENZA –

L’inverno sarà per loro una maledizione e per ora la risposta europea fatica a tenere dietro alle esigenze reali, l’accordo raggiunto ieri per sistemare centomila migranti copre appena il numero degli sfollati nell’ultima settimana, tutta gente che non si ferma e non si può fermare nei campi predisposti in Siria e Libano, che già accolgono milioni di rifugiati siriani. L’inverno porta il freddo e già sono numerosi i ricoveri per le ipotermie, ma difficilmente se ne farò uno scandalo fino a che non morirà di freddo qualche bambino a favor di telecamera, ma l’inverno porta anche un mare più freddo e ostile, che trasforma la navigazione già pericolosa in una sfida agli elementi nella quale i rifugiati sono alla mercé della natura e delle sue forze. L’allarme dovrebbe quindi salire di livello e la risposta europea di qualità, ma per ora quello che si vede è che l’Europa si mostra più lenta dell’evolvere della situazione sul campo e dello stesso scorrere delle stagioni.