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Calcioscommesse, Gervasoni: «Ho corrotto 60 giocatori e truccato una decina di partite»

Calcioscommesse, parla Carlo Gervasoni, ex calciatore considerato riferimento di punta nell’ultimo scandalo calcioscommesse che ha portato ad un terremoto nell’italico pallone. Ed in una giornata di stop ai campionati per la sosta delle nazionali, le sue parole non possono non far pensare al malcostume legato alla compravendita delle partite per meri motivi di denaro. «Ho truccato una dozzina di partite dove ero io in campo, poi ho cercato di combinarne altre dove non giocavo. Su 60 calciatori solo due hanno detto di no, un italiano ed uno straniero».

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(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

 

CALCIOSCOMMESSE, GERVASONI: «PIÙ FACILE CORROMPERE GLI ITALIANI»

Carlo Gervasoni è stato intervistato da “Open Space“, il programma di inchieste di Italia 1 condotto da Nadia Toffa che andrà in onda oggi in prima serata. E le parole dell’ex difensore di Piacenza e Mantova fanno capire quanto il fenomeno del calcioscommesse interessi tutto il pallone italico: «Era più facile corrompere gli italiani che gli stranieri. Quanti giocatori ho contattato? Dare un numero esatto per le combine è complicato perché c’è ancora un processo, ma più o meno sono riuscito a contattarne una sessantina». Il problemi venivano dalla diffidenza, sopratutto da parte degli italiani. Con un po’ di banconote però, continua Gervasoni, ogni dubbio spariva: «quando avevano la mazzetta prima della gara, era più semplice».

CALCIOSCOMMESSE, GERVASONI: «IL CLAN DEGLI ZINGARI SCOMMETTEVA SOLO LIVE»

Carlo Gervasoni ha spiegato poi come è entrato in contatto con il “clan degli zingari”, un’organizzazione che riusciva ad operare con relativa tranquillità grazie a diversi accorgimenti: «Il primo contatto con il clan è stato come un corteggiamento, siamo andati a cena 4-5 volte, ci hanno fatto capire quello che dovevamo fare. Loro scommettevano su piattaforme particolari, asiatiche, così da evitare il tracciamento e dove non veniva identificato il flusso anomalo di soldi, anche perché loro scommettevano solamente live, durante la partita». Il primo “ingaggio”? 100.000 euro da spartire. La prima partita “combinata” invece è stata Albinoleffe-Pisa, febbraio 2009. Di quell’incontro Kewullay Conteh, riporta Repubblica, disse alla procura Figc di essere stato minacciato: «Non scherzare con me»:

Gervasoni ci disse cosa doveva succedere: un gol nei primi 15′, un altro nei successivi 15′ e poi la sconfitta….I soldi li contai dopo, erano 7.000 euro

Gervasoni spiega poi che il clan degli zingari era molto organizzato per la gestione del calcioscommesse: «ogni 20-30 giorni mi cambiavano la sim del telefono che usavamo solamente per dirci ‘ci sono’, poi principalmente ci sentivamo su Skype». L’azione della magistratura ha posto fine al “programma”, e la conferma arriva sempre dal “Gerva”: «È durata fino alla prima ondata di arresti, nel maggio 2011».

 

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CALCIOSCOMMESSE: «PER COMBINARE UNA PARTITA? SE HAI IL PORTIERE SEI AVVANTAGGIATO»

Gervasoni ha poi spiegato come si possa combinare una partita. Basta che ci sia il favore di qualche compagno in ruoli chiave: «La struttura portante di una squadra è fondamentale, ovviamente se si ha il portiere si parte avvantaggiati, poi se hai l’attaccante e un difensore è molto più facile». L’ondata di arresti, la scoperta di combine diffuse in  molte serie ha deluso molti tifosi che credono di avere davanti a loro uno spettacolo artefatto. Ed anche Gervasoni sembra ammettere che il calcioscommesse potrebbe ancora dominare il pallone italico: «Adesso ho dubbi guardando le partite? Ho molti dubbi, adesso le guardo con altri occhi, sono molto malfidente. Me ne accorgo da degli atteggiamenti che percepisco guardando i volti dei giocatori o da alcuni atteggiamenti un po’ sopra le righe».

CALCIOSCOMMESSE, GERVASONI, DONI E LA PARTITA ATALANTA-PIACENZA DEL 2010

Ed a proposito di atteggiamenti e di segnali, Carlo Gervasoni parla anche di Cristiano Doni, già capitano dell’Atalanta e coinvolto a sua volta nella vicenda calcioscommesse. Atalanta-Piacenza, aprile 2010, definita dal calciatore «la madre di tutte le partite» perché prima di iniziare aveva capito di non essere l’unico a sapere della combine:

Durante il giro di ricognizione del campo Doni mi chiese se era tutto ok e quel ‘tutto ok’, lo capii subito, era riferito al fatto che si trattava della combine,anche perché quella partita era molto chiacchierata anche prima che si giocasse. In quell’occasione inizialmente dovevamo perdere con due gol di scarto e successivamente perdere con un over, quindi 3-0, 3-1 e via dicendo. Il problema di quella partita era che loro, anche essendo più forti, non riuscivano a segnare. Per fortuna un mio compagno, non coinvolto della combine, con un intervento grossolano procurò un rigore, ma eravamo a più della mezz’ora e dovevamo subire un altro gol. Il fatto particolare è stato che io riferii di Doni al mio portiere, anche lui coinvolto, che mi disse di far tirare a Doni il rigore centrale. E io durante il riscaldamento dissi a Doni di tirarlo centrale nel caso avessero avuto un rigore a favore. Il problema era che dovevamo subire un altro gol. Ero terrorizzato che pareggiassimo, a tal punto che ho dovuto creare questo scontro di gioco che portò al rigore. Se non fosse stata una partita combinata, non avrei mai fatto un intervento del genere. Poi protestai con l’arbitro perché non potevi far capire ai compagni, all’allenatore che tu l’avessi fatto apposta. Era normale che si recitasse una parte. Quando poi si raggiunse il risultato, non contenti, subimmo anche il terzo gol, sempre con un errore mio che rivisto adesso è anche abbastanza imbarazzante. In questa partita, da parte nostra eravamo in tre: non voglio fare nomi perché non sono presenti qua, anche se i nomi sono scritti sulle carte. Dell’Atalanta non lo so, so di Doni perché è venuto prima della partita, degli altri non lo so

 

CALCIOSCOMMESSE, GERVASONI: «L’HO FATTO PER SOLDI, MI DAVANO ANCHE 80.000 EURO»

Ormai per Carlo Gervasoni il calcioscommesse è un qualcosa che appartiene al passato. Oggi tocca rispondere a molte domande. Sopratutto una: perché? «Per soldi -dichiara secco Gervasoni- Non so dirti una cifra totale che ho guadagnato, facevo un lavoro in cui guadagnavo bene, anche 10-15mila euro al mese. Ho giocato un anno senza prendere lo stipendio, ma questa non è assolutamente una scusante. Loro davano anche a me solo, personalmente, perfino 80mila euro. Non dormivo tranquillo, ma con un’adrenalina positiva. Non sono ipocrita, sono pentito, ho sbagliato ma se l’ho fatto è perché fondamentalmente mi andava bene il fatto che in così breve tempo portavo a casa così tanti soldi. Mi sono sentito una merda, fingevo anche con i miei compagni perché a volte ho giocato anche contro la mia squadra».

CALCIOSCOMMESSE, GERVASONI: «SE NON MI AVESSERO BECCATO SAREI ANDATO AVANTI»

Infine il motivo per cui Carlo Gervasoni ha deciso di parlare è uno solo: «Ho deciso di parlare per togliermi un peso non facile da tenere dentro e poi perché mi avevano beccato con le intercettazioni e avevo paura di andare in carcere. Se non avessero fatto le intercettazioni, starei giocando ancora, magari non in maniera propriamente pulita. Sono sincero, se non mi avessero beccato sarei andato avanti». (Photocredit copertina Dino Panato/Getty Images)