Emissioni diesel in Italia, i dubbi di Pignatone

di Redazione | 24/09/2015

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Lo scandalo del software installato sulle auto diesel della Volkswagen per ingannare i test antinquinamento ha sollevato anche in Italia interrogativi sul rischio di eccessive emissioni nocive. Oggi Il Fatto Quotidiano, in un’inchiesta di Marco Palombi e Carlo Tecce, pubblica una lettera inviata dal capo della Procura di Roma Giuseppe Pignatone ai ministri Gian Luca Galletti (Ambiente), Beatrice Lorenzin (Salute) e Graziano Delrio (Infrastrutture e Trasporti), in cui si parla di rischi per la salute e autorizzazioni anomale. Si legge sul quotidiano diretto da Marco Travaglio:

L’8 luglio Galletti e i colleghi Graziano Delrio e Beatrice Lorenzin hanno ricevuto una lettera di Giuseppe Pignatone, capo della Procura di Roma. Nella missiva – letta dal Fatto Quotidiano – il magistrato rivela ai tre ministri che le indagini dei pm di Roma “confermano” tutti i dubbi sui Filtri antiparticolato (Fap) montati sulle auto diesel per ridurre le emissioni: il Fap, scrive Pignatone, “oltre a immettere nell’aria altre sostanze nocive, determina la trasformazione del particolato in nanoparticolato, ossia polveri sottilissime non misurate dai dispositivi di monitoraggio in uso, ma ben più nocive per la salute umana”. Risultato: i dati ufficiali sono falsati. Non è come il caso Volkswagen? “La normativa di settore – scrive Pignatone – è stata scritta chiaramente per consentire l’omologa di sistemi tipo Fap” e ha penalizzato altri sistemi. Non solo: “Il rilascio delle omologhe (autorizzazioni, ndr) dei Fap è avvenuto per anni, e si ha modo di ritenere che avvenga ancora, senza alcuna verifica del corretto funzionamento dei suddetti sistemi nel lungo periodo”. E ancora: “Il ministero dell’Ambiente, così come quello della Salute, non risultano aver mantenuto alcuna interlocuzione con quello dei Trasporti nella fase di attuazione della normativa”. E infine: non esiste al ministero dell’Ambiente “alcuno studio specifico relativo all’impatto concreto dei Filtri antiparticolato sulla qualità dell’aria e la salute umana”.

In altre parole il procuratore Pignatone avrebbe avvertito i ministri della possibilità che auto diesel vendute come ecologiche inquinino in realtà più delle altre per effetto di decreti legislativi applicati in modo scorretto dal Ministero dei Trasporti e per un disinteresse dei dicasteri della Salute e dell’Ambiente.

 

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EMISSIONI NOCIVE, INDAGINI SUI FILTRI –

Si sospetta poi anche che le autorizzazioni anomale abbiano favorito Fiat e Pirelli e svantaggiato un’azienda concorrente. Si tratta della Dukic Day Dream, che ha sviluppato un dispositivo che agisce a monte del processo di emissione, nella fase di combustione: bruciando invece di filtrare. Scrivono ancora Palombi e Tecce sul Fatto Quotidiano:

Come annotano gli inquirenti romani, che nel 2014 hanno ereditato un’indagine della Procura di Terni che coinvolge 5 dirigenti del dicastero dei Trasporti, mentre il ministero concedeva l’omologazione ai Fap di Pirelli e Iveco senza la prova di durabilità (la resistenza nel tempo), la negava al sistema 3D di Dukic. Ora l’inchiesta è in attesa di essere valutata dal Gip, dopo che il pm Giorgio Orano ha chiesto l’archiviazione perché la vicenda, scrive, si è sviluppata per un grave difetto normativo e non per una cospirazione contro Dukic dei dirigenti inquisiti per falso e abuso d’ufficio. Quella “cospirazione” che, per il pm di Terni Elisabetta Massini, aveva garantito “ingiusti profitti” a Fiat, Iveco e Pirelli. La Dukic ha presentato opposizione, forte anche della lettera del procuratore Pignatone.

(Foto di copertina: Ansa / Giuseppe Lami)