Yara, quell’uomo misterioso al momento del ritrovamento

di Redazione | 18/09/2015

Yara Gambirasio

Piccolo giallo nel processo sulla scomparsa e la morte di Yara Gambirasio, in cui unico imputato è il muratore di Mapello Massimo Bossetti. Un cd-rom contenente la relazione di un consulente informatico sul materiale appartenente alla ragazza è infatti scomparso dal fascicolo del dibattimento e, pertanto, il consulente stesso ha dovuto produrne una nuova copia della quale già esisteva una versione cartacea. «Quel cd era stato inviato all’ufficio Gip – ha detto il pubblico ministero Letizia Ruggeri -, ma non è più tornato. È una cosa spiacevole ma è così. Il problema è stato risolto grazie a una copia del cd conservata dal consulente».

YARA GAMBIRASIO, LA SCOMPARSA DEL CD-ROM –

Il cd-rom faceva parte di un fascicolo riguardante i computer in uso alla famiglia Gambirasio.  Dall’analisi dei due computer presenti in casa di Yara Gambirasio, uno dei quali usato da tutta la famiglia e l’altro dalla sorella Keba, è emerso un loro «utilizzo familiare» nel senso che non vi sono «tracce di comunicazioni con terzi», eccezion fatta per alcune mail di lavoro del padre di Yara, Fulvio, e di un sistema di messaggistica che Yara utilizzò per tenersi in contatto con degli studenti tedeschi. Il consulente si è poi dilungato anche sulla scheda Sim che fu trovata quando fu scoperto il cadavere di Yara (il 26 febbraio 2011, a Chignolo d’Isola) mentre il telefono in uso alla ragazza non fu mai trovato.

 

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YARA GAMBIRASIO, L’UOMO MISTERIOSO AL CAMPO DI CHIGNOLO –

Nel processo è emersa anche la presenza di un uomo misterioso nel momento del ritrovamento del cadavere. Stando a quanto raccontato all’udienza di oggi da Ilario Scotti, l’aeromodellista di Bonate Sotto che per scoprì il corpo della ragazzina nel campo di Chignolo d’Isola, sul posto c’era anche un uomo che seguiva la scena da lontano e che poi è scomparso all’arrivo della polizia. «Quando andai a recuperare l’aereo mi sembrò di vedere un mucchio di stracci, poi capii che era un cadavere e chiamai il 113. Mentre aspettavo vidi un uomo calvo, di 50-55 anni, al volante di un’utilitaria: ha posteggiato all’inizio della stradina, è sceso dall’auto e poi è salito con i piedi sui dei blocchetti di cemento da dove è rimasto a guardarmi per 10-15 minuti, poi si è allontanato quando si sono sentite le sirene».

«Mi avvicinai e mi accorsi che era un cadavere», è stato il racconto di Scotti. «Rimasi in quel posto per il timore di non riuscire a vederlo più. Chiamai il 113: mi dissero, ha le scarpe? Nere risposi. Pantaloni? Neri. Non si muova da lì, mi risposero». Scotti ha poi raccontato di essere stato una decina di volte nel campo di Chignolo d’Isola durante i tre mesi tra la scomparsa e il ritrovamento del corpo di Yara. Quel 26 febbraio (a tre mesi esatti dalla scomparsa da Brembate) fu il cattivo funzionamento di uno dei suoi aerei a far sì che scoprisse il corpo della ragazza.

YARA GAMBIRASIO, LA TESTIMONIANZA DELLA SORELLA –

Infine, la testimonianza a processo della sorella di Yara, Keba Gambirasio. «Se fosse successo qualcosa di preoccupante lo avrei saputo», «se avesse avuto qualche approccio me lo avrebbe detto», ha detto la ragazza ripercorrendo il rapporto con la 13enne uccisa. La ragazza ha spiegato che si sarebbe accorta se ci fosse stato qualcosa di strano nei giorni precedenti alla sparizione. Keba ha detto che Yara era «agile, anche muscolosa. Era sveglia». Poi ha ricordato  di non aver mai visto nulla di particolarmente rilevante nemmeno sfogliando le pagine del suo diario. Keba ha quindi aggiunto di non aver mai visto né sentito parlare di Massimo Bossetti e dei suoi familiari prima del fermo del muratore di Mapello, nel giugno dell’anno scorso.

(Foto di copertina: ANSA/ GIAMPAOLO MAGNI)